Ed ora Valpromaro si rivolge al Papa

CAMAIORE - Accorata lettera degli abitanti della piccola frazione al Santo Padre, Papa Francesco. Il motivo è sempre quello della paventata e imminente chiusura dell'ufficio postale prevista per il prossimo 7 settembre. Un appello a Sua Santità affinchè preghi per tutta la popolazione.

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25_8_15_ Valpromaro

Si sentono abbandonati e, forse, ormai òurtropo sconfitti. In quella che da mesi, per non dire da anni, è la loro personale battaglia contro quella che ritengono una profonda ingiustizia. Ed allora, visto che rivolgersi agli uomini, ovvero a Poste Italiane, è servito a ben poco, hanno pensato di guardare più in alto, molto più in alto. Il Comitato paesano di Valpromaro, piccolo borgo  di circa 200 abitanti adagiato sulle colline della Valfreddana sul crinale che separa Lucca dalla versilia, ha infatti imboccato penna e calamaio ed ha scritto una lunga lettera accorata e piena di passione nientemeno che a Papa Francesco. Sì, proprio al Papa. Dopo una doverosa premessa sulla realtà e la storia di Valpromaro, tra l’altro attraversato anche dalla Via Francigena, il sunto della lettera, che evidenzia la preoccupazione e la rabbia di questa gente contro l’annunciato provvedimento di chiusura dell’ufficio postale, unico punto di accesso al servizio postale per l’intera zona che serve una popolazione di circa 2000 abitanti. Una decisione che il comitato sottolinea ancora una volta inspiegabile sotto ogni punto di vista con evidente richiamo alle difficoltà e agli spostamenti delle persone più anziane e deboli ma anche per i giovani stessi che pure vorrebbero mantenere le loro radici. E il paventato provvedimento è ormai incombente visto che dovrebbe scattare dal 7 settembre. Tra l’altro il 6 settembre il paese di Valpromaro anticiperà la festa patronale della Natività di Maria Santissima. Una festa che sarà vissuta da tutta la comunità con l’amaro in bocca: il giorno dopo infatti non riaprirà purtroppo saracinesca dell’ufficio postale. Un appello accorato al Santo Padre per la sopravvivenza di un servizio ritenuto essenziale e al quale si unisce anche il parroco Don Rodolfo Rossi che condivide ed appoggia la forte e angosciata presa di posizione dei suoi compaesani.

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