Doccia fredda della sovrintendenza sul teatro all’aperto

LUCCA - Il dirigente della sovrintendenza di Lucca Francesco Cecati, intervenendo alla presentazione del progetto di teatro estivo mobile nell'area di Piazzale San Donato, ha ribadito il parere contrario della sovrintendenza alla realizzazione di strutture nella zona proposta

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L’ipotesi di realizzare un teatro all’aperto nell’area di porta San Donato incappa subito nel secco no della sovrintendenza lucchese. Il progetto, ideato da Alessandro Sesti ed appoggiato da numerosi enti e associazioni culturali, è stato presentato presso la sede dell’associazione industriali di palazzo Bernardini, alla presenza dell’amministrazione comunale, con il sindaco e gli assessori Mammini e Marchini, e dei rappresentanti dei soggetti coinvolti, proprio per definire i dettagli di quella che dovrebbe essere un’arena temporanea per spettacoli all’aperto.

Ma proprio al termine della presentazione del progetto, ha preso la parola il dirigente della sovrintendenza Francesco Cecati che ha di fatto gelato l’assemblea, affermando il secco no all’idea di realizzare delle strutture nell’area presa in esame.

I progettisti hanno ribadito l’assoluta temporaneità delle strutture, portando ad esempio il palco del Summer Festival o le tensostrutture dei Comics, ma l’impressione è che la sovrintendenza sia preoccupata per il permanere per molti mesi di strutture in grado di accogliere circa 700 persone.

Commenti

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  1. Mi suona in mente un capolavoro di De Andrè:

    Cosa vuol dire avere un metro e mezzo di statura
    Ve lo rivelan gli occhi e le battute della gente
    O la curiosità di una ragazza irriverente
    Che li avvicina solo per un suo dubbio impertinente
    Vuole scoprir se è vero quanto si dice intorno ai nani
    Che siano I più forniti della virtù meno apparente
    Fra tutte le virtù la più indecente

    Passano gli anni I mesi, e se li conti anche I minuti
    È triste trovarsi adulti senza essere cresciuti
    La maldicenza insiste, batte la lingua sul tamburo
    Fino a dire che un nano è una carogna di sicuro
    Perché ha il cuore troppo, troppo vicino al buco del culo

    Fu nelle notti insonni vegliate al lume del rancore
    Che preparai gli esami, diventai procuratore
    Per imboccare la strada che dalle panche di una cattedrale
    Porta alla sacrestia quindi alla cattedra di un tribunale
    Giudice finalmente, arbitro in terra del bene e del male

    E allora la mia statura non dispensò più buonumore
    A chi alla sbarra in piedi mi diceva “Vostro Onore”
    E di affidarli al boia fu un piacere del tutto mio
    Prima di genuflettermi nell’ora dell’addio
    Non conoscendo affatto la statura di Dio

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