Giorno della memoria; a Marlia il Memorial “Erno Egri Erbstein”

CALCIO GIOVANILE - Capannori dedica il Giorno della Memoria ad Ernő Egri Erbstein, allenatore di calcio ungherese di origini ebree che portò la Lucchese in serie A e guidò il Grande Torino fino alla tragedia di Superga del 1949. Porta infatti il suo nome il quadrangolare che si svolgerà sabato 27 gennaio alle 14 allo stadio di Marlia con le giovanili di Folgor Marlia, Folgore Segromigno e Pieve San Paolo e con la partecipazione straordinaria del Torino e la collaborazione tecnica di Lammari e Atletico Gragnano.

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L’evento si inserisce all’interno del programma de “I Giorni della Memoria 2018” del Comune di Capannori che fino al 6 febbraio prevede iniziative tra cui proiezioni, una conferenza attiva e la presentazione di un libro. Quest’anno l’amministrazione comunale ha voluto legare il tema dello sport a quello della Memoria affinché si possano raccontare gli orrori del passato ai giovani attraverso una pratica, quella sportiva, di cui conoscono il meccanismo e la capacità di aprire orizzonti oltre qualsiasi diversità. Nello sport, infatti, le diversità legate alla razza, al genere, all’etnia, all’orientamento sessuale o di genere vengono meno.

Erno Egri Erbstein è stato un profondo conoscitore del calcio, che ha innovato introducendo nuovi sistemi di allenamento e metodi di gioco. Per questo viene considerato, anche per i risultati raggiunti, il primo maestro del calcio moderno in Italia. Alla guida della Lucchese tra il 1933 e il 1938 fu l’artefice dell’ascesa dalla C alla A. Nel 1938 fu costretto ad abbandonare Lucca a causa delle leggi razziali fasciste che impedivano alle figlie di frequentare la scuola pubblica. Si trasferì a Torino dove andò ad allenare l’omonima squadra ma nel 1939, visto il precipitare della situazione, decise di tornare a Budapest con la famiglia. Rimase sempre in contatto con la dirigenza del Torino fino al 1944 quando anche l’Ungheria venne occupata dai nazisti. Erbstein venne rinchiuso in un campo di lavoro ma riuscì a fuggire. Al termine della guerra fece ritorno in Italia e tornò alla guida del “Grande Torino” prima come consulente e poi come direttore tecnico. Morì il 4 maggio 1949 nella tragedia di Superga.

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