Fallimenti pilotati, truffa, usura: scoperta organizzazione di imprenditori e commercialisti

PISTOIA - Una organizzazione radicata in Toscana ma con propaggini fino in Calabria che svuotava le imprese e le intestava a prestanome per lucrare ed evadere le tasse. Non solo. Quando le aziende diventavano scatole vuote i componenti del sodalizio assumevano - anche stranieri senza il permesso favorendo così l'immigrazione clandestina - e intascavano la loro disoccupazione quando l'impresa arrivava a dover chiudere

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Carabinieri e Guardia di Finanza di Pistoia hanno per questo denunciato 163 persone. 25 richieste di misure cautelari sono state eseguite a Pistoia, Firenze, Capannori, Pescia, Massa e Cozzile, Montecatini Terme, Massarosa, Pieve a Nievole, Quarrata, Scandicci, Vicopisano, Gioia Tauro, Lamezia Terme e Novara. Due le persone finite in carcere, le altre ai domiciliari. Quarantuno le perquisizioni. Gravissime le accuse: associazione per delinquere finalizzata all’intestazione fittizia di beni, auto riciclaggio, bancarotta fraudolenta, usura, estorsione, assunzioni fittizie finalizzate alle truffe in danno dello Stato, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, evasione d’imposta e false fatturazioni. Una organizzazione criminale composta da imprenditori e commercialisti che per l’accusa si occupava di ‘svuotare’ le imprese delle proprie risorse per portarle fino al fallimento. I soldi erano poi riciclati in nuove attività che subentravano a quelle fallite anche grazie all’impiego di prestanome. Accertata anche l’usura e l’estorsione.

 

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