Rossi annuncia: “In Toscana l’acqua tornerà completamente pubblica”

FIRENZE - L'acqua in Toscana deve tornare completamente pubblica. E si può fare attraverso la creazione di una holding di livello regionale, senza il bisogno di partner industriali esterni. Lo ha annunciato in consiglio regionale il presidente della Regione Enrico Rossi.

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“La nostra regione può essere considerata, senza falsa modestia, l’esperienza più avanzata del panorama nazionale, con una legislazione di ‘riferimento’ per altre regioni – ha sottolineato Rossi – e con un ente di governo di ambito, l’Autorità idrica toscana (Ait), che è considerato la punta di diamante della regolazione locale nel settore dei servizi idrici”.
La conoscenza del territorio e delle peculiarità dei servizi nelle diverse aree della nostra regione rende sempre meno necessaria la presenza di un partner industriale esterno. La scelta degli anni Duemila di una forma di gestione di una società mista, come spiegato dal presidente, è stata infatti una parentesi – visto che i servizi idrici erano per lo più gestiti direttamente dai Comuni – ma oggi la situazione è ben diversa. “Le nostre aziende sono in grado di operare senza la diretta dipendenza operativa da un gruppo aziendale privato o estero – ha affermato – piuttosto la vera risorsa mancante è quella finanziaria”. E tale fabbisogno non appare in diminuzione per i prossimi anni: da un lato perché non è possibile interrompere il flusso degli investimenti, dall’altro (con i Comuni che “ripubblicizzano” il servizio, scelta in linea con le indicazioni emerse dal referendum del 2011) perché porta a liquidare le quote dei soci privati delle varie aziende.
“Quel referendum impressionò – ha affermato il presidente – il 96 per cento dei cittadini si espresse a favore dell’acqua pubblica e non possiamo prescindere da questo dato”. Rossi ha quindi ripercorso quanto accaduto negli anni successivi, vale a dire la legge nazionale del 2014 (che prevede che la società che copre il 25 per cento della popolazione rilevi le altre società miste), le dichiarazioni dei sindaci in linea con la pubblicizzazione dell’acqua, tutta una serie di “passaggi a cascata”, che per Rossi dovrebbero concludersi “con una legge regionale concertata”, aggiungendo “è una grande occasione per la Toscana e per il Consiglio regionale. Sarebbe importante chiudere la legislatura con questo atto, per rispondere al referendum del 2011”.

Dopo la comunicazione di Rossi, la maggioranza in consiglio ha approvato una risoluzione che impegna la giunta ad attivare  un confronto con l’Autorità Idrica Toscana e i Comuni in merito alla gestione pubblica.

E le opposizioni? Scettici i 5Stelle. Giacomo Giannarelli ha sottolineato che i pentastellati avevano già presentato una proposta di legge in tal senso e ha chiesto di passare dai proclami ai fatti. Elisa Montemagni della Lega ha ricordato che esiste già una società pubblica in Toscana, Gaia spa, e si è augurata che non sia quello l’esempio da seguire. Maurizio Marchetti di Forza Italia si è detto poco convinto sull’idea di un gestore unico per tutta la Regione. “Difficilmente questi calderoni riescono a garantire funzionalità”, ha detto.

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