Andrea Lanfri: dalla meningite ad un sogno chiamato…Everest

ATLETICA - Nella valigia ha messo tutto. Moschettoni, sacco a pelo, imbragature. E un sogno grande come una montagna. Con loro, ovviamente, anche le sue protesi speciali in carbonio e titanio, preparate da un moderno mastro Geppetto. Resistenza e leggerezza per salire fino a quota 6267 metri, la vetta del Chimborazo. E se vi sembra che Andrea Lanfri stia per affrontare un’impresa ai limiti dell’impossibile, dovete sapere altre due cose su di lui.

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La prima è che Andrea, lucchese classe 1986, non ha più le gambe e sette dita delle mani. Strappate via quattro anni fa dalla meningite.
Malattia che con una febbre arrivata fino a 43 gradi e un’infezione devastante ha messo a rischio la sua vita. Alla vita, però, è rimasto aggrappato, come quando prima della malattia scalava le montagne con tenacia e determinazione. E a quelle vette pensava mentre era nel letto dell’ospedale di Lucca. C’è di più: la missione in Ecuador, che durerà dal 2 al 12 gennaio, non è che la prova generale alla sfida ancora più grande: mettere i suoi piedi artificiali sulla vetta dell’Everest.

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