LUCCA - Il Cenone ha le sue regole e i suoi rituali, anche se sempre più si cerca di riscoprire la convivialità e di dimenticare gli eccessi e i menù fissi. Abbiamo parlato con il sous chef del ristorante il Giglio di Lucca, che dice di non temere le disdette causa malanni di stagione
Si avvicina il cenone di San Silvestro, con l’unica incognita dei mali di stagione – influenza in testa – a poter guastare la festa ai clienti – obbligati a letto – e ai ristoratori, costretti a fronteggiare l’incognita delle disdette dell’ultima ora.
La cena dell’ultimo dell’anno è una delle più tradizionali, in Italia, con piatti ben codificati. Ma sempre più si tende ad abbandonare l’abitudine dei menù fissi, per garantire a ogni persona di poter trovare qualcosa di suo gradimento, come ci spiega Cristian Sielaff, sous chef del ristorante il Giglio di Lucca, di fronte al teatro.
E, nel momento simbolo a cavallo tra passato e futuro – la sera dell’ultimo dell’anno – la tendenza è quella di riscoprire la convivialità, perché alla fine saranno i momenti con gli amici che resteranno impressi nella memoria, e non la grande abbuffata o questo o quel piatto, per quanto sopraffino.
