Versilia - Il testo approvato al Senato, che sarà “blindato” alla Camera, non apre nessuno spiraglio agli operatori che avevano chiesto garanzie sugli indennizzi.
Nonostante gli impegni arrivati soprattutto dagli esponenti della Lega, con tanto di presentazione, lo scorso 5 dicembre di un emendamento ad hoc; a fronte degli appelli decisamente accorati degli operatori, pronti a smantellare gli stabilimenti, la legge di bilancio 2026 non apre nessuno spiraglio sul fronte delle concessioni balneari. Il testo approvato al Senato non ha recepito nessuna delle proposte di emendamento arrivate dal Carroccio e le cose non sembrano destinate a migliorare con il passaggio del provvedimento alla Camera, dove non sono previste modifiche. Questo significa che l’impegno preso da Rimini a inizio ottobre dal vicepremier Matteo Salvini, a “mettere mano all’articolo 49 del Codice della Navigazione per prevedere giusti indennizzi per i balneari che perderanno la concessione” rimane lettera morta. Almeno per quanto riguarda un possibile intervento attraverso la manovra finanziaria. Qualcuno lo aveva annunciato da tempo – leggi Vittorio Zucconi, deputato versiliese di Fratelli d’Italia – anche dopo l’ultimatum lanciato dagli oltre 200 balneari riuniti a inizio dicembre a Forte dei Marmi. C’è ancora il decreto mille-proroghe ma su questo fronte e più in generale su una soluzione dall’iter parlamentare le speranze sono molto flebili. Le strade aperte per i balneari restano solo due. La guerra legale, con il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e per coloro che perderanno la concessione, la demolizione degli stabilimenti come annunciato nell’assemblea di Forte dei Marmi al motto di: “Sabbia ci è stata data, sabbia restituiremo”
