LUCCA - L'avvocato Enrico Vincenzini, presidente toscano dell'associazione che lotta per garantire diritti e garanzie nel sistema penale e penitenziario, spiega cosa si potrebbe fare per migliorare la situazione di San Giorgio e di tante altre case di reclusione
Nonostante una delle tre sezioni del carcere di Lucca sia chiusa ormai da tantissimi anni, il numero di detenuti non diminuisce, il che ha portato San Giorgio al suo triste primato, come spiega Enrico Vincenzini, avvocato e presidente a livello toscano di “Antigone”, l’associazione che dal 1991 si occupa di garantire diritti e garanzie nel sistema penale e penitenziario, promuovendo una pena che sia in linea con il dettato della Costituzione: “Il carcere di Lucca si conferma tra i più sovraffollati. Anzi, quest’anno ha vinto il primato di carcere più sovraffollato d’Italia. A gennaio 2025 erano presenti 80 detenuti e già c’era emergenza. A fine novembre i detenuti erano aumentati a 92″.
In San Giorgio, ex convento di clausura cinquecentesco diventato prigione in epoca napoleonica, a preoccupare sono anche le condizioni igieniche. “Devo dire”, spiega Vincenzini, che nel carcere di Lucca l’area trattamentale, ovvero l’area in comune dove i detenuti svolgono le attività, è stata rifatta recentemente e quindi è in condizioni migliori rispetto alla media che troviamo spesso in Toscana e sul territorio nazionale. Mentre invece le camere per il pernottamento non sono state sottoposte a interventi strutturali e di manutenzione ordinaria e straordinaria e quindi vivono ancora una condizione di disagio strutturale e anche di violazione delle norme igieniche, con tutto quello che ne consegue”.
Ma quali sono, secondo l’associazione Antigone, i possibili provvedimenti per migliorare la situazione? Sostanzialmente due: “La prima sarebbe quella di un provvedimento di clemenza; un indulto. Perché in questo momento all’interno delle carceri si vive una violazione continua e quotidiana, senza alcun tipo di presa di responsabilità da parte della politica, dei diritti della dignità dell’uomo, e si tratta di violazioni gravissime sotto il profilo giuridico. Per la seconda, dovremmo pensare a delle soluzioni strutturali a lunga gittata, e sotto questo profilo vi è per esempio la proposta di ampliare l’accesso alle misure alternative alla detenzione, come l’affidamento ai servizi sociali, che in questo momento è permesso solo sotto i quattro anni dalla fine della pena. Potremmo portare questo limite oggettivo ai sei anni. E inoltre effettuare anche un’opera di decriminalizzazione di alcune condotte che portano all’interno del carcere tantissimi detenuti pur con pene abbastanza basse, anche per vari reati di recente introduzione”.
E, naturalmente, sarebbero urgenti anche interventi infrastrutturali, con la costruzione di edifici carcerari moderni, che facilitino il lavoro e lo studio e, in definitiva, la risocializzazione dei detenuti, secondo quanto previsto dalla Costituzione.
