Famiglie indebitate, quattro province toscane nella top 10 nazionale

Famiglie indebitate, quattro province toscane nella top 10 nazionale

Redazione

di Redazione

FIRENZE - I dati della CGIA di Mestre sul 2025. Massa-Carrara seconda, Lucca ottava. Toscana seconda Regione in Italia

Massa-Carrara seconda e Lucca ottava, per un totale di ben quattro province toscane nella top 10 nazionale, con la Toscana al secondo posto tra le Regioni. È il quadro che fa la CGIA di Mestre sui debiti delle famiglie nel 2025. In totale, togliendo dal conto i mutui per la casa, il credito al consumo erogato dalle banche e dalle finanziarie ha sfiorato i 178 miliardi di euro, in aumento di 9 miliardi rispetto all’anno precedente.

Secondo la rilevazione della CGIA, il territorio apuano è dietro solo alla provincia di Siracusa, con una esposizione a breve media per famiglia pari a 8.373 euro, in aumento di quasi il 6% rispetto al 2024, mentre Lucca si ferma a 7.971 e una crescita in un anno del 6,4%. In mezzo, Pistoia (8.168 euro) – dove si è registrato incremento più alto nel Paese insieme a Ravenna, +7,1% – e la provincia di Pisa (8.091). Firenze invece è 50esima, con 6.753 euro.

Passando al dato regionale, la Toscana si presenta come la seconda più indebitata in Italia, con 7.399 euro di debito al consumo medio. Peggio ha fatto solo l’Umbria. In coda: il Friuli Venezia Giulia, la Basilicata e il Trentino Alto Adige.

Ma perché gli italiani si indebitano sempre di più? Le ragioni sono principalmente due. Da un lato c’è chi ha bisogno di liquidità immediata, magari per far fronte a spese impreviste o per arrivare a fine mese. Dall’altro c’è chi accende un prestito per acquistare beni durevoli: l’auto nuova, il televisore, i mobili, gli elettrodomestici — tutti quegli acquisti importanti che un tempo si facevano con i risparmi. Dietro questi numeri non sempre si intravede il disagio economico che sta attraversando una parte importante del Paese. Tuttavia, negli ultimi anni l’aumento dell’inflazione ha progressivamente eroso il potere d’acquisto degli italiani: per molti gli stipendi e le pensioni sono rimaste sostanzialmente ferme, mentre i prezzi di beni e servizi sono schizzati all’insù.