Democrazia a rischio con la fine delle Province

LUCCA - L'accorpamento delle Province rappresenta anche un rischio per la democrazia. Lo dicono i consiglieri di opposizione in Consiglio provinciale, annunciando una mozione da discutere in tutte le assemblee comunali.

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Sacrificate sull’altare dell’antipolitica, considerate improvvisamente inutili nonostante i numerosi settori di intervento che sono di loro competenza, non ultimo il Piano interprovinciale dei rifiuti che è in discussione in questi mesi. L’assetto delle Province italiane sta per essere stravolto e le Regioni dovranno governare il processo di accorpamento nelle nuove macrostrutture. Ma quali sono i criteri da adottare e quale la sede per la necessaria concertazione? Lo chiedono i partiti di opposizione in Consiglio provinciale, che attaccano sia il Governo centrale sia il nuovo verticismo regionale. Contrari alla super Provincia comandata da Prato, i consiglieri David Marcucci, Daniele Lazzareschi e Fabio Giannotti del Pdl, Gabriele Brunini dei Moderati della Lucchesia, insieme a Francesco Pioli dell’Udc e Mauro Santini della Lega Nord, sottolineano invece la vicinanza culturale e territoriale con Massa Carrara. Il problema vero, però, sono i futuri consiglieri provinciali, non più eletti dai cittadini ma nominati dai Consigli comunali, quindi al di fuori delle consuetudini democratiche. L’opposizione intende quindi promuovere in tutti i Consigli comunali un documento che contenga impegni precisi. Per trovare un altra riforma dello Stato in senso antidemocratico di così ampia portata, hanno concluso i consiglieri di opposizione, bisogna risalire nientemeno che ai tempi di Benito Mussolini.

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