Zambon: ‘La fine di un incubo’

LUCCA - L’imprenditrice lucchese, assolta dopo due anni dall’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso, ha incontrato la stampa, ripercorrendo i due anni di tunnel giudiziario.

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La fine di due anni da incubo. L’imprenditrice lucchese Jolanda Zambon è stata assolta dall’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso, accusa che le era stata contestata due anni fa. La sentenza è è stata emessa venerdì pomeriggio dalla Corte di Appello di Catanzaro e questa mattina la Zambon ha incontrato la stampa nella sede dello studio legale che l’ha difesa. L’avvocato Giovanni Frullano ha sottolineato come l’imprenditrice lucchese sia uscita completamente senza ombre da questa vicenda. “E’ un’assoluzione per non aver commesso il fatto – ha detto Frullano -, un’assoluzione senza ‘se’ e senza ‘ma’”.
L’avvocato e Jolanda Zambon hanno ripercorso la vicenda, per certi cersi paradossale. L’imprenditrice, vittima di un’estorsione, si era ritrovata a sua volta accusata dello stesso reato proprio dal suo aguzzino. Non solo. Era stata definita la mandante di un’estorsione condotta con metodi mafiosi. Era così entrata nel mirino della direzione antimafia ed era finita sotto i riflettori della stampa nazionale. Un trauma anche per la figlia, di pochi anni, che era dovuta ricorrere allo psicologo. Jolanda Zambon si era dimessa dalle cariche che ricopriva all’Associazione industriali, per non coinvolgere in alcun modo palazzo Bernardini nella vicenda. Poi, il calvario di due anni, il giudizio di primo grado dove era sparita l’aggravante mafiosa e dove era stato riconosciuto che lei stessa era stata vittima di un’estorsione. Ieri la completa assoluzione.
‘All’inizio ho avuto paura di non poter provare la mia completa estraneità ai fatti – ha detto Jolanda Zambon – adesso devo smaltire ancora il dolore accumulato da questa incredibile vicenda. Un’esperienza che comunque mi ha insegnato a valutare in maniera diversa le persone’.
La Zambon ha annunciato che metterà a disposizione della collettività la sua esperienza di persona finita ingiustamente nel mirino della giustizia.

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