Dalla cura delle persone a quella della terra

VILLA BASILICA - Otto profughi, sette pakistani e un indiano, fuggiti dalla guerra in Libia e ospitati nella canonica del paese di Boveglio, hanno recuperato i campi abbandonati, coltivandoli e facendo rinascere gli antichi orti.

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Un piccolo miracolo di integrazione.
Otto profughi, sette pakistani e un indiamo, fuggiti dalla guerra in Libia e ospitati nella canonica del paese di Boveglio, hanno recuperato i campi circostanti, abbandonati da anni. Li hanno coltivati, facendovi rinascere gli antichi orti. E questo con il sostegno del paese e di una cooperativa, l’Odissea.
Un’esperienza modello di accoglienza di cui si è parlato nel corso di un incontro dal titolo, ‘La cura delle persone e del territorio’, promosso dalla locale Pro Loco e al quale hanno partecipato tra gli altri il sindaco di Villa Basilica, Ballini e i consiglieri regionali Pellegrinotti e Romanelli. Al microfono si sono alternati gli artefici di questa bella storia, in particolare don Mario, il parroco di Boveglio, e Michela e Silvia, le operatrici residenti in paese, che coordinano le attività del gruppo. Il giornalista Giulio Sensi, che ha portato la vicenda alla ribalta nazionale. E il portavoce dei profughi, Shekar Mohammed, pakistano, che ha ringraziato paesani e istituzioni, e che ha elencato che cosa è tornata a produrre la terra a Boveglio, grazie all’aiuto di tutti, nel giro di pochi mesi: patate, fagiolinini, insalata, perfino peperoncini. Produzioni genuine, richiestissime dai gruppi di acquisto solidale. Nel corso dell’incontro si è parlato anche di un’emergenza del territorio montano, la malattia del castagno. Anche quest’anno la produzione delle castagne è inferiore del 70% rispetto al passato. Il programma regionale di lotta all’insetto killer sta dando i suoi primi risultati ma c’è bisogno che i proprietari dei terreni colpiti dalla malattia lo segnalino alle autorità competenti e che gli enti locali sostengano con decisione questa battaglia. La giornata si è conclusa con un momento conviviale a base di pietanze orientali e toscane. Il modo migliore per sancire un patto a difesa della terra e dei suoi frutti.

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