L’area di Falascaia non necessita di bonifica

PIETRASANTA - E' quanto afferma l'agenzia ARPAT sulla base di due differenti studi condotti negli anni 2003-2004 e 2011-2012. Secondo i dati le emissioni non avrebbero inquinato in maniera permanente il terreno.

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Nessuna contaminazione del terreno a livelli che necessitino di bonifica nell’area dell’impianto di Falascaia. E’ quanto ribadisce l’agenzia ARPAT in merito all’interrogazione avanzata dalla Regione su sollecitazione dei comitati cittadini. L’agenzia ha infatti eseguito due diversi monitoraggi sul livello di esposizione della popolazione agli agenti inquinanti, uno negli anni 2003-2004 a seguito dell’utilizzo dell’impianto come inceneritore dal 1974 al 1988, l’altro negli anni 2011-2012 quando l’impianto venne riconvertito in termovalorizzatore di biomasse. Entrambi gli studi hanno evidenziato come ci sia stato sì inquinamento del terreno, specialmente nella prima fase di utilizzazione, molto più inquinante, ma che tale contaminazione non si sia protratta per un tempo congruo ad un effettiva contaminazione permanente del terreno, tenuto conto anche del tempo di degradazione degli agenti inquinanti. Nessuna incongruenza quindi, secondo l’agenzia, tra i due studi. Dagli approfondimenti effettuati è emersa una buona concordanza tra i contenuti delle due analisi, ovvero tra le misure effettuate in zona nel periodo 2003-2004 e le stime condotte nel 2012 per la ASL 12 che consentono inoltre, secondo ARPAT, di escludere che ad oggi vi siano aree contaminate intorno all’impianto da sottoporre a bonifica, pur tenendo conto della ricaduta delle emissioni del primo e più inquinante impianto.

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