Kme; lunedì si apre il tavolo istituzionale e il confronto azienda-sindacato

BARGA - Lo stop alla produzione del rame alla Kme partità dal prossimo 31 dicembre. Da lunedì si aprono i tavoli delle istituzioni e quello azienda sindacati. E' emerso nel corso dello speciale TgNoi di venerdì sera.

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Il timore per l’addio ormai certo alla metallurgica a Fornaci di Barga. La speranza che i posti di lavoro possano essere salvati con una nuova attività, l’agricoltura idroponica. E’ oscillata continuamente tra questi due stati d’animo la puntata dello speciale TgNoi di ieri sera, dedicata alla riconversione choc annunciata dal gruppo Kme. Ospiti della trasmissione rappresentanti dei lavoratori e delle istituzioni. La Kme, pur invitata, ha invece deciso di non intervenire.Lo stop alla lavorazione del rame è fissato per il 31 dicembre prossimo, anche se alcune attività potranno proseguire ancora per qualche mese. Poi dovranno scattare  gli ammortizzatori sociali per gli oltre 600 lavoratori della Kme e per quelli dell’indotto con il contratto del settore metalmeccanico, in attesa dell’inizio della riconversione del sito. Qui però ci sarà già il primo problema, ha spiegato  il segretario della Fiom Cgil di Lucca, Mauro Rossi, perchè parte dei lavoratori dell’indotto non ha il contratto metalmeccanico e rischia quindi di rimanere senza lavoro e senza aiuti. Il sindaco di Barga Marco Bonini ha annunciato però che lunedì mattina le istituzioni si riuniranno per l’apertura del tavolo di coordinamento e tra i primi punti ci sarà la richiesta che nel piano industriale venga ricompresa in qualche modo anche la totalità dei lavoratori della cooperativa Fanin, della mensa e delle altre realtà legate alla Kme, in tutto quasi duecento persone.

Sia sindacati che istituzioni hanno comunque ribadito che il primo passo lo deve fare l’azienda, con la presentazione di un piano industriale con tempi e cifre che possano rendere verificabile il percorso verso la riconversione. E in questo senso potrebbe già essere importante l’incontro fissato per lunedì pomeriggio tra sindacati e direzione aziendale.

Il piano di riconversione, che dovrebbe entrare a regime entro tre anni, prevede 40 ettari di coltivazioni e l’occupazione di 400 persone. NoiTv ha chiesto un parere al presidente provinciale di Coldiretti, Cristiano Genovali, secondo il quale i numeri del piano sono credibili, sulla scorta anche di altre esperienze di agricoltura fuori suolo già realizzate sul nostro territorio.

Le istituzioni, in testa il senatore Marcucci e l’onorevole Mariani, hanno garantito il loro impegno per la salvaguardia dei posti di lavoro. I rappresentanti dei lavoratori hanno espresso tutta la preoccupazione per quanto accaduto ed hanno chiesto il massimo sostegno agli enti locali ed al governo.

Tra i messaggi arrivati dai telespettatori, alcuni hanno accusato la dirigenza di Kme di aver preso scelte sbagliate negli ultimi anni, favorendo di fatto il trasferimento delle lavorazioni in Germania. Altri si sono chiesti come sia stato possibile arrivare di colpo all’annuncio della chiusura e della riconversione senza che le istituzioni non fossero informate di niente.

 

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