Gaia e Asl a processo per il caso tallio a Valdicastello

PIETRASANTA – I vertici di Asl e Gaia finiranno a processo per l'emergenza tallio a Valdicastello. Così ha deciso oggi il gup del Tribunale di Lucca Giuseppe Pezzuti, dopo le richieste di rinvio a giudizio presentate dal Pm Lucia Rugani nel novembre 2016.

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Alla sbarra andranno Ida Aragona, già direttrice del Dipartimento di prevenzione dell’Asl versiliese, e Francesco Di Martino, ingegnere responsabile del servizio acquedotto di Gaia.

I due dirigenti pubblici sono accusati, in sostanza, di non avere preso nella dovuta considerazione la segnalazione fatta dall’Arpat nel 2013 sulla possibile presenza del metallo pesante dell’acquedotto di Pietrasanta. Un anno e mezzo prima che venisse firmata dall’allora sindaco Domenico Lombardi la prima ordinanza di divieto di utilizzo.

Il caso esplose clamorosamente solo nell’ottobre 2014, quando si scoprì la contaminazione del tallio per la vicinanza delle miniere dismesse alle sorgenti di acqua. Prima Valdicastello, poi il centro storico e il Pollino. Migliaia di abitanti lasciati senza acqua per mesi e soprattutto con la paura – ancora mai del tutto fugata – che l’esposizione al tallio prolungata negli anni possa avere conseguenze sulla salute.

Soddisfatti per questo primo risultato gli attivisti dell’Associazione per la Tutela Ambientale della Versilia, costituitasi parte civile insieme a un centinaio di cittadini. “Non cerchiamo capri espiatori” – ha commentato Daniela Bertolucci. “Ma la negligenza non può essere tollerata tra i dirigenti pubblici, specie quando si tratta della nostra salute.” I comitati ribadiscono l’amarezza per la mancata costituzione come parte civile del Comune di Pietrasanta, all’epoca guidato dal sindaco Mallegni.

La prima udienza del processo è fissata a breve: si va in aula già il 3 luglio.

 

 

 

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