Lucchese ormai sull’orlo del baratro ma i tifosi rossoneri non ci stanno

CALCIO C - Oltre 200 tifosi delusi, sconcertati e arrabbiati al Museo rossonero per un mercoledì sera dove fuori faceva freddo, molto freddo, ma all'interno la temperatura era bollente. Parlare di morale sotto i tacchi e di umore pessimo è puro eufemismo. La scelta di Arnaldo Moriconi di vendere alla triade romana Castelli-Cennicola-Ottaviani ha fatto lievitare la rabbia ma anche la volontà di non arrendersi a un destino crudele che può condurre solo al baratro. Sull'orlo del precipizio, invece, la Lucchese c'è già da tempo. Da troppo tempo.

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E dall’assemblea (foto Gazzetta Lucchese) è emersa forte e netta la volontà di perseguire ogni strada legale per cacciare il gruppo romano, anche a costo di far chiudere i battenti. Una situazione “infernale” da cui uscire solo se esisterà unità d’intenti tra squadra, tifosi e istituzioni. Andranno messe da parte polemiche e antipatie e le varie componenti dovranno agire di comune intesa. Nessuna apertura ai nuovi proprietari e dure critiche sono state mosse anche al vecchio proprietario Arnaldo Moriconi  accusato di aver agito sapendo benissimo cosa stava facendo e soprattutto a chi stava vendendo.

Anche i giocatori hanno fatto sentire la loro voce: rappresentati da Mattia Lombardo. Il forte laterale destro ha ribadito il motto di “Noi in campo e voi fuori”. La squadra e tutto la staff tecnico hanno dato un gran segnale: l’obiettivo è salvare la Lucchese e questi ragazzi, che pure sono qui da pochi mesi, hanno dimostrato attaccamento ai colori e straordinaria professionalità. Tanto di cappello. Lo stesso Favarin ha dichiarato con toni forti che con questi personaggi non andrà avanti: pronto a dimettersi. Messa in mora dei giocatori, ritiro del marchio, revoca della convenzione per lo stadio, decreti ingiuntivi, fallimento pilotato: ogni strada può essere buona è stato ribadito pur di non andare avanti con questa gente.

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