Prescrizione, il Ministro Bonafede: “La legge Viareggio in vigore dal gennaio 2020”

VIAREGGIO - Il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede è tornato a Viareggio per il decimo anniversario della strage. Lo ha fatto nel convegno del Comitato nazionale delle stragi italiane, come Vajont, il sisma dell'Aquila e in Emilia, Moby Prince, Jolly Nero. Tragedie in molti casi ancora in attesa di giustizia.

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“Stiamo lavorando alla riforma del processo penale” – ha ricordato il Ministro Bonafede, accolto dal sindaco Giorgio Del Ghingaro, dal senatore Gianluca Ferrara e dai familiari via Ponchielli, confermando l’impegno sulla prescrizione.

Il sindaco Del Ghingaro, dopo aver parlato in mattinata anche con il Ministro Toninelli, ha rilanciato sul tema della sicurezza ferroviaria.

 

Commenti

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  1. Adele Chiello Tusa


    Viareggio, 29 giugno 2019
    Alla cortese attenzione del Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede
    Sono Adele Chiello Tusa e come lei sa bene sono la madre di Giuseppe, Sottocapo di seconda classe della Marina Militare Italiana, morto per il crollo della Torre Piloti di Genova avvenuto la notte del 7 maggio 2013.
    Sono passati oramai sei anni. Sei anni in cui la mia vita non è più vita, perché la vita di una madre finisce con la morte così ingiusta e anche stupida di un figlio. Bastava così poco, anche soltanto il buon senso per evitare le nove morti in quella tragica notte di maggio.
    Sei anni in cui anche la vita delle sorelle di Giuseppe è stata sconvolta per sempre.
    Perché Ministro è così che succede: dietro ogni disgrazia ce ne sono innumerevoli altre che si rinnovano ogni mattina in cui ci si alza e che accompagnano i superstiti fino alla sera. Per ogni alba e sera della loro esistenza.
    Sono sei anni che mi batto per la giustizia, non soltanto per mio figlio che non può purtroppo farlo più da solo, ma affinché stragi prevedibili come questa non avvengano più e soprattutto lotto affinché a chi se ne renda responsabile venga riconosciuta la giusta pena, a prescindere dal suo potere, economico, politico, o derivato dal suo ruolo istituzionale.
    La giustizia, si dice, è cieca e non deve guardare in faccia nessuno. Per la giustizia siamo tutti uguali. Si dice. In realtà sappiamo bene che non è così perché più si sale nelle scale gerarchiche dei palazzi del potere più le cose si complicano e la verità sfuma, avvolta nella nebbia dei cavilli legali, nelle migliaia di normative fatte ad hoc per proteggere i potenti, gli amici dei potenti, quasi con le stesse logiche di protezione messe in atto dalle cupole mafiose per i suoi affiliati.
    Così la verità, anche quella banalmente dimostrabile con la logica, si complica e si perde soffocata dall’abilità degli avvocati nell’aggrapparsi a cavilli legali che non permettono alla vera verità di venire fuori nelle aule dei tribunali.
    Da sei anni sto lottando per dare giustizia a mio figlio e da sei anni mi sono accorta che la stessa lotta la stanno portando avanti tutte le famiglia a cui è toccata in sorte una disgrazia simile alla mia.
    Tutti passiamo dallo stesso tritacarne processuale che ci prosciuga l’anima e, va detto anche se a noi poco importa, anche il portafoglio.

    Avere giustizia è una lotta molto costosa. Anche su questo giocano i poteri forti: le possibilità economiche dei superstiti non sono illimitate e il più delle volte finiscono molto prima di aver soddisfatto la loro fame di giustizia. Ho visto tanti superstiti arrendersi, costretti ad accettare l’ingiustizia con rassegnazione e anche persino con sensi di colpa. Sensi di colpa nei riguardi dei loro congiunti, figli, fratelli, mariti o mogli per i quali con la loro resa nessuno più reclamerà giustizia.
    La giustizia non fa nulla per venirci incontro e anzi rende tutto costoso e complicato: marche da bollo, soldi da versare per avere copie degli atti processuali, le stesse spese da sostenere per partecipare ai processi (viaggi, alberghi, giornate di lavoro perse) e poi pagare le parcelle degli avvocati per anni, le analisi dei periti e quant’altro. Per non parlare poi del rischio di dover pagare le spese processuali sostenute dall’imputato se si vuole andare avanti con l’iter nel caso venga poi assolto. Un vero ricatto che spinge molti di noi a non spingerci fino in fondo, nella minaccia di vederci persino sottratta la casa o le proprietà di figli o parenti.
    Molti di noi finiscono per avere bisogno di cure mediche, ci si ammala seguendo i processi. Ci si ammala fisicamente e a volte ci si ammala per lo stress. Facile poi per gli imputati dire che siamo esauriti, persino impazziti dal dolore e non sappiamo più vedere le cose nel loro contesto reale. Non è vero i parenti sono quasi sempre più lucidi dei loro avvocati e finiscono a volte per conoscere le leggi meglio di loro e anche dei Ministri come lei.
    Ministro, lo scorso anno le avevo già chiesto di fare qualcosa per cambiare questo vergognoso stato delle cose, di fare qualcosa di concreto. Fatti e non parole. In quest’anno di fatti non ne ho però visti. Delle promesse, io come gli altri superstiti, non sappiamo che farcene. Le ricordo che le nostre lotte non riguardano più i nostri cari, loro purtroppo non ci sono più e niente ce li potrà restituire. La nostra lotta è per le potenziali vittime di domani. La nostra lotta è perché a nessuno più per ottenere giustizia tocchi passare per lo stesso strazio che stiamo vivendo noi.
    Le richiedo quindi che si impegni ora, di fronte a tutti noi superstiti, Davanti a Daniela che nel rogo di Viareggio ha perso la figlia, o a Marco che ha visto annientata la sua famiglie e porta ancora nel viso il marchio di quella notte. Le chiedo a nome di Maria, Antonio, Vincenzo, Gloria, Enzo, Nives, Marcello, Marcello, Lorena e l’infinito elenco dei famigliari che non hanno più lacrime, ma ancora tanta rabbia e fame di giustizia di fare quanto è in suo potere per portare ad una riforma del sistema giudiziario.

    Sappia che, come dice il nome del nostro comitato di superstiti Noi non dimentichiamo. Io personalmente, a nome di mio figlio e dei suoi otto compagni di lavoro le chiedo che:
    1) in caso di tragedie come quelle della Torre Piloti di Genova, del Ponte Morandi, delle migliaia di morti sul lavoro o dell’amianto, vi sia il riconoscimento delle responsabilità dei vertici delle società e non soltanto di alcune figure secondarie su cui è comodo scaricare tutte le colpe.
    Per questo motivo per esempio nel caso che riguarda Giuseppe e gli altri ragazzi della Torre Piloti vi è stata una condanna per il comandante della Jolly Nero, ma non per gli armatori. Ma sappiamo tutti benissimo che le scelte e le decisioni che portano a questi eventi tragici dipendono sempre dalle scelte e dalle decisione prese dalle proprietà nei consigli d’amministrazione dove si tutelano unicamente i profitti delle società e non la sicurezza e la vita delle persone. Al massimo i consigli d’amministrazione cercano di studiare in che modo ridurre i costi dei risarcimenti per i morti. Persone, figli come Giuseppe calcolati non come esseri umani, ma come frutta e verdura da mettere sul piatto della bilancia al supermercato. Un tot da pagare alla cassa e tutto si risolve così.
    Troppo facile scaricare la colpa su chi non è che una ruota di un carro trainato da altri. Le società sono persone giuridiche e si strutturano in modo da far sì che chi siede ai suoi vertici riesca sempre a scaricare le colpe sui suoi sottoposti, capri espiatori che pagano per tutti.
    2) Chiediamo che venga cambiata la normativa che definisce “omicidio colposo” il reato commesso da chi pur avendo la piena consapevolezza di quello che prima o poi sarebbe successo e avendo i mezzi e la possibilità di evitarlo, non ha fatto nulla, come per altro sarebbe prescritto dalla legge, ma ha invece accettato di mettere a repentaglio la vita delle persone per tutelare i suoi profitti. In tutti questi casi io, con altre associazioni di famigliari, ritengo doveroso e giuridicamente corretto parlare di “dolo eventuale”.
    3) Vengano riveduti i criteri relativi alla prescrizioni nei casi di stragi che potevano essere evitate compiute da quei poteri economici o politici che hanno a disposizione tutti i mezzi per prolungare a loro piacimento l’iter giudiziario.
    Il suo partito nelle scorse elezioni politiche ha raccolto i voti di molti elettori con la promesse che avrebbe cambiato le cose. Lo dimostri ora portando avanti come Ministro della giustizia quei cambiamenti che ancora ci si aspetta da voi, con un Parlamento composto per il 34% da vostri parlamentari.
    Non è facile, ma vi assicuro che è molto più facile che stare dalla nostra parte. Sappia comunque che, come le ho detto, noi non ci arrenderemo mai.

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