Processo tallio: “Asl e Gaia sapevano”

LUCCA – Gaia e Asl avevano già gli elementi per intervenire sulla contaminazione da tallio nelle acque potabili di Valdicastello, un anno prima che il caso scoppiasse. E' quanto emerso dalla seconda udienza del processo sul caso di inquinamento ambientale nella frazione di Pietrasanta.

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Alla sbarra, di fronte al Collegio giudicante presideuto da Gerardo Boragine, i vertici delle due aziende. L’ingegner Francesco di Martino di Gaia e Ida Aragona del Dipartimento Prevenzione della Asl 12, accusate dalla Pm Lucia Rugani di avvelenamento colposo.

In aula è stata la volta dei ricercatori dell’Univesità di Pisa che per primi nel 2013, un anno prima che il caso scoppiasse con la prima ordinanza, avevano scoperto la presenza del metallo tossico nelle minieri dismesse di Valdicastello.

I professori Riccardo Petrini e Massimo D’Orazio nella loro testimonianza hanno riferito di aver comunicato la scoperta ad Arpat.

In aula il direttore dell’epoca Baldaccini ha affermato di aver subito comunicato la situazione agli enti preposti, Gaia e Asl. Ma dalle email arrivate non partirono indagini né controlli e nessun provvedimento venne preso. Solo un anno dopo, con la scoperta – sempre dei ricercatori – della presenza del tallio nelle acnque delle fontane pubbliche di Valdicastello, la macchina si è messa in moto, fino alla prima ordiannza del Sindaco id Pietrasnata che vietò per mesi l’utilizzo dei rubinetti per centinaia di case.

Testi chiave nel processo, che si aggiorna al 27 novembre prossimo quando saranno ascoltati i testimoni delle parti civili. Circa cento i soggetti che si sono costituiti. Molti cittadini e l’Associazione tutela ambientale della Versilia.

“Noi chiediamo solo che venga fatta chiarezza, per capire cosa non ha funzionato tra coloro che dovevano vigilare sulla salute dei cittadini” – è il commento dell’avvocato Luca Nannizzi, legale del Comitato Tallio.

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