Uffici postali fermi, la protesta dei lavoratori: “Siamo a rischio contagio”

PROVINCIA DI LUCCA - 64 uffici postali sparsi per tutta la provincia di Lucca oggi sono rimasti di fatto chiusi o fermi: i dipendenti si sono astenuti dal lavoro per denunciare la situazione in cui si trovano, "esposti al rischio contagio" da coronavirus.

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Alle poste di Lammari pochi giorni fa alcuni addetti sono risultati positivi al Covid-19, per questo è scattata la chiusura così come a Capannori e Altopascio. Da lì i timori sono cresciuti coinvolgendo tantissimi sportelli, da Lucca alla Media Valle, fino alla Versilia e alle zone montane. E’ durissimo l’attacco della Cgil che accusa Poste Italiane di non aver messo in campo le dovute misure a tutela dei lavoratori e degli utenti.

I sindacati chiedono che l’attività in tutti questi uffici postali venga sospesa fino a che non ci saranno le condizioni di sicurezza. I disagi non sono mancati per chi oggi, uscendo di casa per necessità di fare commissioni alla posta, ha trovato sportelli chiusi o servizi fermi.

 

Commenti

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  1. Antonino Giovanni Safina


    Certo, i lavoratori hanno pienamente ragione nel difendere il diritto alla protezione della propria salute ; ciò vuol dire che le difficoltà che i cittadini stanno sperimentando nell’accesso agli uffici postali (in particolare, a quelli chiusi improvvisamente e senza fornire un minimo d’informazione agli utenti), queste difficoltà, dicevo, sono da ascrivere all’ineffabile disorganizzazione di Poste Italiane. Abito a Scandicci (Firenze), non in Lucchesia ; tuttavia ritengo che sia emblematica la vicenda che esporrò qui di seguito (ritengo che la disorganizzazione che sto per documentare sia stata sperimentata anche in altre realtà urbane…).
    Ecco nel dettaglio la mia vicenda: giovedì 12 marzo trovo a casa l’avviso di giacenza di una raccomandata piego-libri (che, ovviamente, aspettavo). Venerdì 12 marzo mi reco al mio ufficio postale di zona (che normalmente apre soltanto la mattina). Lo trovo sbarrato, con affissa la comunicazione (vagamente beffarda?): “I signori utenti potranno ritirare la corrispondenza giacente alla riapertura dell’ufficio”. Va benissimo, ma – più o meno – quando? Allora, telefono al numero verde delle Poste ed un’operatrice del call center mi dice che la decorrenza della giacenza verrà sospesa in questo periodo eccezionale e che ricomincerà a decorrere quando la situazione sarà tornata normale. Purtroppo per me, ho un carattere “strano” ed ho imparato a non fidarmi troppo di risposte di questo genere, in particolare quando ho a che fare con uffici pubblici (sì, lo so, le Poste non sono più pubbliche, adesso sono una Spa… e allora?). Proseguo: l’indomani mattina, venerdì 13 marzo, mi reco all’ufficio postale “principale” di Scandicci ; sto in fila ad un metro circa di distanza da chi mi precede, indosso religiosamente la mascherina, attendo pazientemente (meno male che non piove…). Entro ed espongo il problema ; la risposta è: “Non sappiamo niente, è un altro ufficio, i colleghi non ci hanno comunicato una data, neppure approssimativa”. Allora, chiedo all’impiegata: “Fino a quando il piego-libri rimarrà in giacenza?” ; risposta: “L’avviso è stato consegnato il 10 marzo, quindi fino al 10 aprile!”. Allora dico all’impiegata che al numero verde, il giorno prima, mi avevano detto che la decorrenza della giacenza – vista l’eccezionalità delle circostanze – era sospesa. Risposta collettiva (dell’impiegata nonché delle colleghe delle postazioni adiacenti): “Ma, forse, se le hanno detto così… sicuramente!”. Allora comincio ad irritarmi: “Insomma, forse o sicuramente?”. Risposta collettiva: “Non lo sappiamo, non sappiamo nulla di preciso, le consigliamo di passare ogni giorno dall’ufficio di sua competenza per verificare che siano state affisse ulteriori comunicazioni. Ad ogni modo, siamo in attesa di disposizioni superiori”. Piuttosto seccato, vado via dicendo: “Forse Giuseppe Conte lo sa!”. Ultimo atto (per ora): ritelefono al numero verde delle Poste, espongo nuovamente la questione ; mi viene risposto che devo attendere circa cinque giorni dall’avvenuta chiusura dell’ufficio, dopodiché dovrei trovare affisse delle ulteriori informazioni o almeno un indirizzo “alternativo” presso cui ritirare il piego-libri. A stamattina – lunedì 16 marzo – non è stato ancora affisso nulla di più preciso e l’ufficio è sempre sbarrato. Complimenti!!!

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