Via libera anche a Viareggio all’asporto di bevande per i ristoranti

VIAREGGIO - Via libera anche a Viareggio alla vendita di bevande da parte degli esercizi di somministrazione di alimenti e delle attività artigianali: il sindaco Giorgio Del Ghingaro ha infatti firmato questa mattina l’ordinanza che consente, la vendita per asporto di bevande, oltre che di cibi cotti o preparati,

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Via libera anche a Viareggio alla vendita di bevande da parte degli esercizi di somministrazione di alimenti e delle attività artigianali: il sindaco Giorgio Del Ghingaro ha infatti firmato questa mattina l’ordinanza che consente, la vendita per asporto di bevande, oltre che di cibi cotti o preparati, in aggiunta al servizio della consegna al domicilio.

Il tutto ovviamente, nel rispetto delle prescrizioni di legge sul distanziamento sociale: quindi con la necessità di appuntamento telefonico o on line per il ritiro dei prodotti ordinati, l’ingresso di un cliente per volta, l’esclusione di ogni forma di consumo sul posto.

«Una precisazione dovuta – ha detto il sindaco Giorgio Del Ghingaro – che spero porti chiarezza in un momento in cui purtroppo c’è parecchia confusione e i dubbi aumentano. Ci siamo confrontati con le associazioni di categoria che attendevano delucidazioni per evitare sanzioni che appesantirebbero ulteriormente la situazione. Una richiesta non solo ragionevole ma assolutamente logica che abbiamo accolto, allo scopo di aiutare le attività ma anche i cittadini ad orientarsi all’interno della fitta di rete di decreti ed ordinanze con la quale viene gestito a livello nazionale e regionale, questo momento di emergenza».

Come detto gli esercizi interessati sono quelli la cui attività è sospesa fino al 3 maggio 2020: «Vista l’ordinanza (n. 41 del 22.04.2020) – si legge nell’atto pubblicato e consultabile sull’albo pretorio del Comune – con la quale la Regione Toscana ha consentito la possibilità di effettuare la vendita di cibo da asporto, considerato che tale apertura è supportata dall’opportunità di assimilare la vendita per asporto di cibo alla vendita di prodotti alimentari da parte degli esercizi senza aggravio di rischi rispetto alla consegna a domicilio, sul presupposto che le garanzie igieniche offerte in quest’ultimo caso siano a maggior ragione garantite dal consumatore al momento dell’asporto».

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