VERSILIA - E’ stata depositata la sentenza di condanna dell’ex poliziotto versiliese accusato di atti sessuali su 5 minori. Il provvedimento motiva l’entità tutto sommato contenuta della condanna tenendo conto dell'infanzia difficile dell'uomo
Le privazioni durante l’infanzia, i problemi in famiglia e gli abusi sessuali subiti da adolescente. Sono gli elementi considerati alla stregua di “attenuanti generiche sotto il profilo della capacità a delinquere” messe nero su bianco dalla sentenza di condanna a 5 anni a carico del poliziotto versiliese che lo scorso 23 settembre è stato riconosciuto colpevole di atti sessuali su 5 minori. Il provvedimento firmato dal Giudice dell’Udienza Preliminare, Alessandro Trinci, è stato depositato in questi giorni, al termine del rito abbreviato che ha portato in aula una vicenda dolorosissima. Tra 2020 e il 2022, tre quattordicenni e due sedicenni, tutti frequentatori della palestra dove l’allora poliziotto svolgeva l’attività di istruttore, furono abusati. L’uomo è stato condannato per atti sessuali. Nel motivare l’entità della pena, la sentenza evidenzia l’infanzia difficile dell’uomo, “che ne ha condizionato, sia pure senza escluderla o affievolirla, la capacità di comprendere il disvalore concreto delle proprie azioni”. L’uomo si legge nel provvedimento, oltre a essere incensurato, “non ha frapposto ostacoli all’accertamento della verità e il suo comportamento è stato caratterizzato da correttezza e remissività, elementi idonei a ritenere sussistente una limitata capacità a delinquere”. Ecco perché se pur colpevole di reati che prevedono pene tra i 6 e i 12 anni, l’ex poliziotto dovrà trascorrere in carcere 5 anni. L’uomo è stato interdetto a vita dai pubblici uffici e dovrà corrispondere ai cinque minori, assistiti dagli avvocati Aiman Nakkache e Marco Taddei, una provvisionale che oscilla tra i 5 e i 15mila euro. Altri 5 mila euro dovranno essere corrisposti al Ministero dell’Interno, persona danneggiata dal reato, essendo l’uomo, all’epoca dei fatti, in servizio nella Polizia di Stato. La difesa dell’ex poliziotto, curata dagli avvocati Enrico Carboni ed Elena Picchetti, non rilascia dichiarazioni ma sta già lavorando all’impugnazione che, alla luce della sentenza, potrebbe essere incentrata sulla condizione psichica dell’uomo.
