LUCCA - In molti si stanno allacciando (con relative spese) all'acquedotto comunale, visto che i pozzi privati sono diventati inutilizzabili, ma ora chiedono risposte, e in attesa dei risultati dei primi sondaggi Arpat (che non arriveranno prima di 30-40 giorni), stanno per depositare un esposto in procura
Di acqua ne è passata sotto i ponti da quando, a inizio novembre, alcuni cittadini di Antraccoli hanno iniziato a sentire odore di gas ogni volta che aprivano il rubinetto per bere o lavarsi, ma il problema non solo non è stato risolto, ma resta senza una spiegazione ufficiale. In molti, visto che la criticità riguarda i pozzi privati che pescano nella falda locale, hanno deciso di chiedere l’allaccio all’acquedotto, nonostante i costi che questo può comportare.
L’Arpat, a lungo sollecitata, ha fatto i primi tre interventi di campionamento lunedì 12 e martedì 13 gennaio, ma per i risultati potrebbero volerci fino a 40 giorni. Visti i tempi così lunghi, i cittadini si sono riuniti e starebbero per intraprendere un nuovo passo: l’esposto alla procura della Repubblica. Anche perché le analisi private hanno evidenziato la presenza nell’acqua di mercaptani, le sostanze chimiche utilizzate per odorizzare il metano. E chi vive qui – e da decenni beveva l’acqua del suo pozzo – vuole conoscere le cause e le eventuali responsabilità di questa situazione.
Al momento, i consiglieri di opposizione – Marco Barsella, Daniele Bianucci e Gabriele Olivati – non sono ancora riusciti a ottenere l’accesso agli atti sugli interventi di Vigili del Fuoco e Polizia municipale – segnalati da alcuni cittadini – del 13 agosto scorso, alla centralina del metano di via di Pulecino, distante solo poche centinaia di metri dalla zona in cui l’acqua è poi diventata maleodorante.
