Acqua che puzza di gas, partito il tavolo tecnico: “Emergenza mai affrontata prima”

Tavolo tecnico Antraccoli

Acqua che puzza di gas, partito il tavolo tecnico: “Emergenza mai affrontata prima”

Redazione

di Redazione

LUCCA - Quella di Antraccoli è una situazione inedita per gli enti di controllo. Nel corso della prima seduta è stata attivata un’email dedicata ai residenti per segnalare acqua al metano, e sono state previste campagne informative sui rischi legati al tetraidrotiofene. Era presente anche Gesam Reti spa, che ha ammesso di usare la sostanza, ma ha negato sversamenti. Intanto, in parallelo procedono le indagini della Procura

Tavolo tecnico Antraccoli

I membri del tavolo tecnico per l’emergenza acqua al metano di Antraccoli si sono riuniti per la prima volta. Ora torneranno a vedersi in questo formato – allargato anche ai consiglieri comunali e ai rappresentanti dei cittadini – tra quindici, venti giorni, mentre gli esperti si vedranno più spesso per cercare di trovare quanto prima delle soluzioni alla problematica.

Tra i primi provvedimenti c’è stata l’istituzione di una email, antraccoliacqua@comune.lucca.it, a cui potranno scrivere i cittadini della zona che lamentano odore di gas dal rubinetto dell’acqua. Inoltre presto verranno distribuite delle brochure per informare la popolazione sui rischi per la salute dati dal contatto con il tetraidrotiofene – sostanza irritante a livello cutaneo e respiratorio – per spiegare come gestire l’emergenza.

Al tavolo, che si è riunito a Palazzo Orsetti, hanno preso parte l’assessore all’ambiente Cristina Consani con tecnici comunali, ispettori della Polizia Locale, i consiglieri comunali Alessandro Di Vito e Marco Barsella e i rappresentanti di Arpat, Azienda Usl Toscana nord Ovest, Geal spa, Comune di Capannori e alcuni cittadini in rappresentanza degli abitanti dell’area colpita. Presente anche Gesam Reti spa, come richiesto dalle opposizioni.

Presto l’autobotte posizionata mercoledì nel parcheggio del cimitero di Antraccoli sarà sostituita con un serbatoio. Più piccolo, ma più sicuro.

Questo tipo di problematica ambientale è “una prima volta assoluta”, quindi gli enti di controllo avranno bisogno di tempo per capire fino in fondo come gestire l’emergenza. Intanto il consiglio – per chi vive in una via dove questo è possibile – è di allacciarsi all’acquedotto Geal, anche perché Arpat è scettica su sistemi di filtraggio domestici per i pozzi privati.