TOSCANA - È coltivato con le Tea, le nuove tecniche genomiche. Consentono di accelerare i processi di adattamento
Un Sangiovese resistente a siccità e malattie. Arriva dalla Toscana il primo vitigno coltivato con le Tea, le nuove tecniche genomiche che consentono di accelerare i processi di adattamento. Un progetto che vede la centro Coldiretti Toscana e Vigneto Toscana, insieme a Crea-Ve e all’Università di Udine, e il cui stato di avanzamento è stato presentato al Vinitaly di Verona. Attualmente la prima pianta è in crescita in vitro nei laboratori del Crea di Conegliano Veneto, con le prime applicazioni in campo previste dalla primavera del 2027.
Al centro della ricerca, come detto, il Sangiovese, vitigno simbolo della regione ed il più diffuso in Italia, rappresentando oltre il 60% della superficie vitata e da cui derivano 7 bottiglie su 10 del vino toscano. Le Tea rappresentano una leva strategica per il settore: tecnologie che consentono di intervenire in modo mirato sul Dna della pianta senza introdurre materiale genetico esterno. Non si tratta di nuove specie, ma di un’evoluzione delle varietà esistenti.
“L’interrogativo non è se, ma quando. – ha spiegato le ragioni che hanno portato all’avvio di questo progetto la presidente di Coldiretti Toscana, Letizia Cesani – Recenti modelli climatici, sostanziati da studi e ricerche, ci mettono di fronte ad uno scenario allarmante che non dobbiamo e possiamo ignorare. La viticoltura toscana sta facendo i conti in maniera sempre più frequente e pressante con gli effetti del cambiamento climatico e con una serie di malattie ad esso collegate che stanno incidono sulla qualità e compromettono il raccolto. Da qui al 2050 in molte zone della nostra regione, in aree straordinariamente vocate alla viticoltura, sarà sempre più complicato coltivare la vite. Potrebbero non esserci più le condizioni ottimali che hanno permesso alla nostra regione di essere un punto di riferimento internazionale. Un comparto che vale oltre 1 miliardo di euro alla produzione. Un settore vitale per tutta l’agricoltura. Coldiretti non è rimasta a guardare, e due anni fa, proprio dal Vinitaly, si è fatta carico di esplorare un percorso mai intrapreso che ci ha messo sulla stessa strada dell’Università di Udine e con il CREA con il professor Velasco. Questo progetto sta vedendo ora i suoi primi frutti. Nel giro dei prossimi tre anni potremo avere la prima vendemmia di Sangiovese da una piantina coltivata con TEA ponendo la Toscana al centro della ricerca enologica. Stiamo dando una chance alla nostra viticoltura, alle imprese, ai territori”.
“Il progetto è parte integrante delle nostre attività di miglioramento genetico basate sulle nuove tecnologie ecocompatibili che non prevedono l’uso di OGM, ne l’incrocio di due varietà diverse, ma la produzione di piante evolute con stimolo mutagenico basato sul Cas 9. – ha spiegato Velasco – Le TEA sono tecniche che ci consentono di stimolare l’evoluzione del DNA proprio della pianta senza introdurre elementi esterni. In questa ricerca ci siamo concentrati sulla tolleranza allo stress idrico e all’oidio, di cui conosciamo bene i geni all’interno della pianta”. Velasco, affiancato dai suoi ricercatori, ha parlato anche delle tempistiche di questo viaggio: “Ci vogliono 18 mesi per ottenere una piantina intera partendo dalla prima cellula. Poi si passa alla sperimentazione in campo e alla successiva produzione di uva per dimostrare che il vino ottenuto è effettivamente Sangiovese”.
Una direzione sostenuta fortemente dall’assessore all’agricoltura, Leonardo Marras che da Casa Coldiretti ha riconosciuto i meriti di questo nuovo percorso che potrebbe mettere al riparo la viticoltura toscana da clima e malattie: “La ricerca è la chiave del futuro per la nostra agricoltura. – ha detto durante il suo intervento – L’innovazione passa attraverso soluzioni multidisciplinari e più fonti, la ricerca delle piante, in questo caso della vite, è sicuramente tra le più importanti per salvaguardare la competitività del sistema vino. Un plauso va a Coldiretti Toscana perché essere protagonisti di una fase di ricerca cosi importante per il Sangiovese è un risultato che di solito non viene attribuito ad un’associazione di rappresentanza”.
