Macchinari sotto sequestro, problema produzione alla KME

Macchinari sotto sequestro, problema produzione alla KME

Redazione

di Redazione

BARGA - Problemi alla produzione in KME dopo il sequestro del forno flottante uno dove ha perso la virta il 15 maggio scorso l’operaio barghigiano Nicola Corti. Preoccupati i sindacati. Il 4 giugno assemblee con i lavoratori

Situazione produttiva preoccupante all’azienda KME. Lo dichiarano i sindacati per bocca dei coordinatori i nazionali Fim Fiom Uilm, Michele Folloni, Massimo Braccini, Giacomo Saisi, dopo l’incontro con la direzione aziendale che avevano richiesto e che si è svolto questa mattina a Fornaci. Tutto è legato alle problematiche che sta vivendo il sistema produttivo dopo il sequestro del macchinario :
“La situazione – dicono i tre sindacalisti – era già delicata in quanto l’azienda faceva ricorso agli ammortizzatori sociali, soprattutto negli ultimi periodi i lavoratori in media erano 9 giorni al mese in contratto di solidarietà. Purtroppo, a seguito del grave infortunio mortale, vi è stato, legittimamente, il sequestro di un importante macchinario produttivo, il forno flottante uno, che lavorava su 21 turni a settimana.
L’azienda ci ha comunicato che, causa di forza maggiore, deve riorganizzarsi in termini produttivi all’interno del gruppo e che parti di lavorazioni sono costretti a spostarle, momentaneamente, nel sito tedesco KME di Osnabrùck, sfruttando così un impianto gemello a quello oggi sequestrato a Fornaci. Il materiale poi verrà riportato nello stabilimento Fornacino per essere rifinito e per poi inviarlo al cliente”.
Come hanno spiegato i sindacati dopo il confronto con KME, questo metodo di lavoro viene fatto per mantenere gli ordini, ma è evidente, sottolineano, che potrà durare per poco tempo. “Appaiono quindi palesi i rischi che gli ordini in prospettiva possano essere spostati nei siti tedeschi e olandesi del gruppo KME. Questa situazione – dichiarano i sindacati – ci preoccupa e oggettivamente, se perdura, può mettere a rischio la tenuta produttiva e occupazionale dello stabilimento di Fornaci di Barga.”
Per questo motivo FIM, FIOM e UILM hanno insistito con la direzione aziendale, aggiungono, affinché si individuino tutte le soluzioni impiantistiche per far svolgere le lavorazioni in loco: “L’azienda ci ha comunicato che valuterà tutte le possibilità e che intende continuare a produrre a Fornaci di Barga, ma, riteniamo che in una situazione di crisi di tutto il settore metallurgico in Europa, con anche gli altri stabilimenti KME del gruppo con pochi ordinativi, ci sia da stare poco tranquilli. Monitoreremo costantemente la situazione e per il 4 giugno abbiamo convocato le assemblee con i lavoratori”.