CAPANNORI - Dopo le analisi Arpat nei pozzi di due famiglie in via della Madonnina, il sindaco Giordano Del Chiaro vieta l’uso dell’acqua contaminata da tetraidrotiofene e garantisce i rifornimenti tramite l'autobotte di Antraccoli o la Protezione civile, mentre l’inchiesta della Procura su cabina del metano di via di Pulecino e falda inquinata prosegue con sette indagati e presto accertamenti tecnici nel sottosuolo
Ora è ufficiale, anche il territorio del Comune di Capannori è coinvolto nell’emergenza dell’“acqua che puzza di gas”: dopo le analisi di Arpat sui pozzi di due famiglie in via della Madonnina a Santa Margherita è stata confermata la presenza di tetraidrotiofene, l’odorizzante del gas metano già individuato in vari pozzi privati della vicina Antraccoli. Su indicazione della Usl Toscana Nord Ovest il sindaco Giordano Del Chiaro ha firmato un’ordinanza contingibile e urgente che vieta l’uso dell’acqua di pozzo per bere, cucinare e per l’igiene personale. Grazie a un accordo con il Comune di Lucca, le famiglie potranno rifornirsi all’autobotte messa a disposizione ad Antraccoli, mentre la protezione civile è pronta – in caso di necessità – a consegnare l’acqua a domicilio alla persona anziana che vive da sola in una delle case coinvolte dal problema.
Intanto le indagini vanno avanti, e dopo che parte del territorio attorno alla centralina Re.Mi di Gesam Reti Gas di via di Pulecino è stata messa sotto sequestro probatorio dalla Procura, nei giorni scorsi si è saputo che sono sette, tra tecnici e amministratori della società, le persone al momento iscritte nel registro degli indagati con l’ipotesi di inquinamento ambientale e, in subordine, di omessa comunicazione del rischio legato alla possibile contaminazione della falda. Inoltre la procura ha già dato incarico ai consulenti che dovranno procedere ai rilievi tecnici.
