LUCCA - L'Heracleum mantegazzianum è una specie invasiva la cui linfa, a contatto con la pelle ed esposta al sole, può provocare gravi ustioni. A lanciare l’allarme è il nostro esperto Marco Pardini, che invita cittadini e agricoltori a riconoscerla, evitarne il contatto e segnalare subito altri esemplari alle autorità competenti
La panace di Mantegazza è arrivata anche alle porte di Lucca. Un esemplare di Heracleum mantegazzianum, imponente ombrellifera di origine caucasica, è stato individuato nei giorni scorsi a Maggiano, lungo un fosso. Il residente che l’ha toccata per tagliarla – non conoscendone la pericolosità – ha riportato gravi ustioni alle mani. Questa pianta, introdotta in Europa come ornamentale per le sue dimensioni spettacolari, è oggi classificata come specie esotica invasiva e inserita negli elenchi europei che ne vietano commercio e diffusione.
Fino a oggi le segnalazioni più consistenti in Italia riguardavano soprattutto le regioni del Nord, in particolare Alpi e Prealpi di Piemonte, Lombardia, Veneto e Trentino, mentre per la Toscana le fonti botaniche riportano solo casi sporadici e storici. Il ritrovamento di un nuovo esemplare a Maggiano assume quindi un valore particolare, perché conferma la capacità della specie di espandersi anche in territori dove era considerata assente o marginale e impone un monitoraggio più attento dei corsi d’acqua e delle aree incolte.
Il vero pericolo della panace di Mantegazza non è solo ambientale ma soprattutto sanitario. Tutta la pianta contiene furanocumarine fototossiche: il contatto con la linfa, seguito dall’esposizione ai raggi solari, può scatenare una fitodermatite con arrossamenti, rash cutanei, bolle e lesioni simili a ustioni di secondo grado, che possono comparire anche dopo 24–48 ore. Le zone colpite possono rimanere sensibili per lungo tempo, con rischio di cicatrici permanenti, mentre piccole quantità di linfa negli occhi possono provocare anche cecità temporanea o permanente.
Di fronte a questa nuova presenza sul territorio lucchese, il nostro esperto Marco Pardini, fitoterapeuta e profondo conoscitore delle piante spontanee della Lucchesia, invita alla prudenza. Secondo Pardini è fondamentale imparare a riconoscere la pianta, che può superare i due metri d’altezza, con grandi foglie frastagliate e vistose infiorescenze bianche ad ombrella, per evitare di toccarla durante lavori di sfalcio o passeggiate in campagna. In caso di contatto sospetto, raccomanda di lavare subito la zona con abbondante acqua e sapone, proteggerla dalla luce solare e rivolgersi quanto prima al pronto soccorso o al medico di base.
