Camaiore - E' una tragedia che ha scosso le coscienze di tutt'Italia quella della Pieve di Camaiore e il giorno dell'ultimo saluto alle due vittime della furia omicida di Piero Moriconi ha visto la chiesa di Santo Stefano gremita.
E’ tutto nei singhiozzi della cugina Rebecca il riassunto della giornata dell’ultimo saluto a Mirko e Kety, uccisi a fucilate da Piero Moriconi, il duplice omicidio che ha scosso l’intera comunità di Camaiore ma che ha toccato la coscienza di tutt’Italia. A testimoniarlo, il clamore mediatico che è andato al di là del solo fatto di cronaca.
E’ stato don Silvio Righi, nell’omelia, a parlare del dolore che, a volte, si cela tra le mura familiari e che, se non condiviso, rischia di sprofondare nel baratro dell’orrore e della violenza.
Così come accaduto in quella casa dove, nessuno dei conoscenti delle vittime, poteva immaginare un tale epilogo.
Una cerimonia a cui hanno assistito in lacrime i parenti e gli amici delle vittime e a cui hanno preso parte anche il sindaco di Camaiore Marcelli Pierucci e l’assessora regionale Alessandra Nardini.
Di fronte alle bare le foto di madre e figlio, sorridenti, così come li hanno sempre ricordati chi li frequentava quotidianamente, e così come ricorda, ancora, la cugina Rebecca nel suo discorso di saluto.
Al termine, le bare sono state trasferite al vicino cimitero dove, purtroppo, ad avere ancora l’ultima parola sulla loro cremazione dovrà essere la stessa mano che gli ha uccisi. Dovrà essere Piero infatti, in quanto coniuge, a firmare il consenso. Una stortura burocratica tutta italiana a cui una proposta di legge sta tentando di porre fine.
