Ex Manifattura, Lucca è un grande noi: “Dopo le parole, è calato il silenzio”

Ex Manifattura, Lucca è un grande noi: “Dopo le parole, è calato il silenzio”

Redazione

di Redazione

LUCCA - Il gruppo di opposizione passa all'attacco: "È arrivato il momento di spiegare alla città perché, dopo quattro anni di governo e cinque anni di promesse, siamo ancora qui, al niente".

“Sulla ex Manifattura Sud, dopo tante parole, è calato il silenzio. Il progetto Polimea, sostenuto fin dal 2021 anche da esponenti che oggi amministrano Lucca, è stato escluso già al primo passaggio della procedura pubblica. Sono trascorsi giorni e il sindaco Pardini non ha ancora spiegato alla città cosa sia successo, di chi sono le responsabilità e, soprattutto, cosa intenda fare adesso. Tacciono anche gli assessori Barsanti e Santini, che sulla battaglia contro il progetto della Fondazione Cassa di Risparmio hanno costruito una parte importante della propria fortuna politica. Un tempo sulla ex Manifattura sud i due erano un fiume di parole. Oggi governano, l’alternativa sulla quale avevano scommesso è uscita di scena e quelle parole sembrano improvvisamente finite. Nel frattempo provano a raccontarci qualcosa i giornali. E scopriamo meglio anche cosa prevedeva Polimea: su circa 14mila metri quadrati, circa 5.000 mq sarebbero stati destinati a formazione e produzione culturale, mentre oltre 6.000 mq avrebbero riguardato ospitalità, residenza, commerciale e servizi. Numeri che dovrebbero almeno ridimensionare molta della retorica con cui questo progetto è stato contrapposto negli anni a quello presentato dalla Fondazione CRL”. Inizia così il comunicato di “Lucca è un grande noi”, che torna all’attacco della giunta Pardini.

“Ma c’è una questione ancora più importante: la solidità finanziaria dell’operazione – proseguono -. Dei 27,5 milioni necessari, secondo quanto riportato, 9 milioni erano previsti attraverso Italia Economia Sociale di Invitalia attraverso un finanziamento a tassi agevolati e altri 3 milioni sarebbero potuti provenire dal Credito Sportivo e Culturale a condizioni agevolate. Per i restanti circa 14 milioni si prevedeva il ricorso alla cartolarizzazione immobiliare, coinvolgendo fondi pensione e altri investitori istituzionali disponibili ad accettare rendimenti contenuti e tempi lunghi. Polimea avrebbe assicurato 1,5 milioni di capitale circolante per l’avvio. Non confondiamo naturalmente il capitale circolante con l’investimento complessivo. Ma una domanda è legittima: quale sarebbe stato l’effettivo impegno finanziario diretto di Polimea in un’operazione da 27,5 milioni di euro? Perché quando ci si candida a rigenerare una porzione così importante del centro storico è giusto conoscere non soltanto quali risorse si pensa di reperire altrove, ma anche quale rischio economico sia disposto ad assumersi direttamente il soggetto proponente. Non c’è nulla di anomalo nel cercare investitori. Il problema è presentare come certe risorse che certe ancora non sono. Dal 2021 ci viene raccontato che gli investitori ci sono, che il progetto è attrattivo e che, create le condizioni, i capitali arriveranno. Sono passati cinque anni e, per quanto oggi pubblicamente noto, una parte decisiva della copertura finanziaria resta ancora da costruire. Non diciamo che gli investitori non arriveranno. Diciamo semplicemente che ad oggi non sono arrivati. Ed è su ciò che esiste, non su ciò che forse esisterà un domani, che un’amministrazione seria deve misurare la concretezza di un progetto”.

“Tutto questo ridimensiona la narrazione di Polimea come alternativa già concreta e pronta alla proposta precedente: cinque anni dopo abbiamo un progetto escluso all’inizio della procedura di bando e una parte fondamentale delle risorse ancora da reperire – continua Lucca è un grande noi -. Altro che progetto pronto. Intanto sempre dai giornali apprendiamo delle possibili vie d’uscita: albergo, senior living, generiche attività produttive, parcheggio, fino all’ipotesi di una nuova vendita. Per ora sono soltanto delle ipotesi e le riteniamo pessime. Vedremo se saranno confermate o smentite quando il sindaco e la sua Giunta decideranno finalmente di presentarsi di fronte alla città. Ma politicamente siamo già davanti a un dato difficilmente cancellabile. Dopo quattro anni non abbiamo un progetto da correggere né un cantiere in ritardo. Siamo nuovamente al punto di partenza. Con una differenza enorme: sono passati anni, si sono consumate opportunità e Lucca resta proprietaria di un gigantesco complesso dismesso ancora senza futuro. Chi aveva promesso che, cancellata una strada, ne avrebbe costruita una migliore attraverso Musica Innovation Hub e un processo di progettazione partecipata aveva il dovere di dimostrare di essere pronto. Non lo era”.

“Adesso potranno arrivare nuove idee, nuove promesse e magari nuovi rendering. Ma rimane una responsabilità politica che nessuna nuova ipotesi potrà cancellare. Il tempo di una città è un bene pubblico. E quello perduto non si restituisce con un comunicato stampa. È ormai tardi per continuare a spiegare perché avevano ragione. È arrivato il momento di spiegare alla città perché – concludono -, dopo quattro anni di governo e cinque anni di promesse, siamo ancora qui, al niente”.