Madama Butterfly, una notte di stelle ed emozioni a Torre del Lago

Madama Butterfly, una notte di stelle ed emozioni a Torre del Lago

Massimo Mazzolini

di Massimo Mazzolini

VIAREGGIO - Buona, anzi buonissima la prima stagionale della Madama Butterfly alla 72esima edizione del Festival Puccini. L'opera del maestro, in questa occasione, ha visto la protagonista togliersi la vita accoltellandosi all'addome, ma girata di spalle rispetto al pubblico, andando contro alla tradizione della rappresentazione.

Una Butterfly intensa, capace di sorprendere e di emozionare quella andata in scena venerdì notte a Torre del Lago. Una serata nella quale la musica di Puccini si è incontrata con un impianto scenico ricco di colori, suggestioni e innovazioni. Uno spettacolo che ha saputo creare atmosfere diverse, accompagnando lo spettatore dentro la tragedia d’amore di Cio-Cio-San. Uno dei momenti più suggestivi è arrivato durante il  coro a bocca chiusa: mentre la musica di Puccini avvolgeva il teatro in un silenzio quasi sospeso, la scena si è progressivamente riempita di stelle, trasformando il palcoscenico in un cielo infinito. Un’immagine di grande forza evocativa, capace di rendere ancora più struggente l’attesa e la solitudine di Butterfly. E poi il finale, forse la novità più forte di questa edizione. Butterfly decide di togliersi la vita, ma non  come nella tradizione dell’opera, lo fa attraverso una rappresentazione  decisamente più drammatica: non con il tradizionale gesto alla gola, ma di spalle, rivolgendosi il pugnale all’addome. Una scelta scenica forte, che modifica la percezione dell’ultimo gesto di Cio-Cio-San e lascia il pubblico davanti a un’immagine di grande impatto. Al termine, applausi convinti per il direttore d’orchestra, protagonista di una direzione capace di accompagnare con sensibilità e intensità ogni passaggio della partitura pucciniana. Applausi a tutto il gruppo creativo per le soluzioni scenografiche e visive che hanno dato allo spettacolo un linguaggio contemporaneo, con particolare riconoscimento alle scene di Fabrizio Galli, artista legato alla tradizione del Carnevale di Viareggio e capace, anche in questo contesto, di trasformare la scena in un mondo di immagini e suggestioni. E naturalmente applausi agli interpreti, che hanno dato voce e anima alla vicenda di Cio-Cio-San e Suzuki, raccontando attraverso la musica e la recitazione l’amore, l’attesa, l’abbandono e il dolore.