LUCCA - Lo ha detto l'assessore al Patrimonio del Comune di Lucca, che recentemente è stato in Brancoleria in occasione della tappa di “Geografie sacre e Pellegrini della conoscenza”

Un segno visibile da tutta la Piana, ma anche un luogo di memoria, fede e conoscenza. La Croce di Brancoli è tra le tappe del progetto dell’Arcidiocesi di Lucca “Geografie Sacre. Pellegrini della conoscenza”, iniziativa che invita a riscoprire il patrimonio religioso e artistico del territorio attraverso l’esperienza del cammino.
La Croce di Brancoli sorge sullo sperone dove dal 1594 si trovava una torre di segnalazione dell’antico sistema difensivo dell’“Occhio di Lucca”. Distrutta dalle truppe tedesche in ritirata durante la Seconda guerra mondiale, fu ricostruita e inaugurata il 23 agosto 1958: è alta 18,40 metri e domina la Valle del Serchio, la Piana lucchese, le Apuane e l’Appennino.
Lo scorso 10 agosto a una serata conviviale in Brancoleria, hanno preso parte un centinaio di cittadini, l’Arcivescovo Paolo Giulietti, la professoressa Olimpia Niglio, e l’assessore al Patrimonio del Comune di Lucca, Moreno Bruni.
“Si tratta a mio avviso di una grande opportunità per le comunità che compongono le frazioni lucchesi, quella di riscoprirsi, appunto, attraverso la cura e una rinnovata conoscenza di spazi sacri, come le pievi ad esempio, che appartengono a tutti i cittadini, non solo in quanto luoghi di culto, ma anche come patrimonio storico, artistico e della nostra tradizione”, ha detto Bruni.
“Per parte nostra, come amministrazione comunale, stiamo lavorando proprio assieme alla professoressa Niglio e al comitato della Brancoleria, per individuare un percorso di recupero e valorizzazione della croce di Brancoli, un luogo-simbolo di grande impatto che necessita di un intervento complessivo di sistemazione ambientale e restauro”.
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