LUCCA - In piazza Napoleone le celebrazioni istituzionali per l’81° anniversario della Liberazione, con autorità civili e militari, gonfaloni di Comuni e associazioni d’arma. Interventi di ANPI, Provincia e Istituto storico hanno ricordato il valore della Resistenza. Il sindaco Pardini ha richiamato all’unità e alla partecipazione democratica, denunciando l’astensionismo come tradimento silenzioso della memoria. Deposta una corona al Monumento ai Caduti
Appuntamento in Piazza Napoleone per le celebrazioni istituzionali del 25 aprile, alla presenza delle autorità militari e civili. Accompagnati dalla banda ufficiale sono sfilati i gonfaloni di vari Comuni della Provincia, tra cui quello di Stazzema, preceduti dai vessilli delle associazioni combattentistiche e d’arma.
Dopo gli onori al prefetto Cristina Favilli, è stato il presidente di Anpi Lucca, Romano Zipolini ad aprire le celebrazioni per festeggiare l’81 anniversario della Liberazione dal Nazifascismo. Per la Provincia è intervenuto Patrizio Andreuccetti, ricordando la vicenda di Partigliano, la frazione di Borgo a Mozzano dove un eccidio venne evitato grazie all’intervento del professor Silvio Ferri.
L’orazione ufficiale è stata tenuta da Stefano Bucciarelli, dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea, che ha ricordato come a Lucca andarono di pari passo resistenza armata e resistenza civile.
Sul palco è salito anche il sindaco di Lucca, Mario Pardini, con un richiamo all’unità in questa importante giornata.
“La memoria condivisa che Lucca sceglie non è un compromesso al ribasso — è la verità storica. Quella libertà non ha tessere. Appartiene a chiunque riconosca la Costituzione, nata dal sangue versato, come fondamento della nostra convivenza. Non è proprietà di una parte: è patrimonio di un popolo”, ha detto il primo cittadino. “E colpisce, rileggendo quella stagione, un dettaglio che spesso dimentichiamo. Pur uscendo da un tempo drammatico — guerra, dittatura, divisioni, barbarie, lutti — la politica seppe parlare non solo contro ciò che era stato, ma soprattutto per ciò che doveva nascere. Per la democrazia. Per la libertà. Per la partecipazione. Per una comunità finalmente intera. Oggi, invece, si parla quasi sempre contro qualcosa, contro qualcuno. La contrapposizione diventa un fine, non un mezzo. E il risultato è sotto gli occhi di tutti: metà del Paese ha smesso di votare. Non per indifferenza astratta, ma per stanchezza concreta. Perché quando il dibattito pubblico è solo rumore di fondo, la cabina elettorale sembra inutile.
Quella stanchezza è il tradimento più silenzioso del 25 aprile. Perché chi versò sangue per darci il voto non immaginava che un giorno avremmo scelto liberamente di non usarlo.”
Dopo le celebrazioni è stata deposta una corona d’alloro al Monumento ai Caduti di piazza XX settembre.
