Processo Viareggio, Baccelli scrive a Napolitano

LUCCA - Anche il presidente della Provincia Baccelli interviene sulla costituzione di parte civile dello Stato al processo di Viareggio con una lettera a Giorgio Napolitano.

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Signor Presidente della Repubblica,
mi trovo a scrivere a Lei perché sono a dir poco disorientato e sgomento dalla situazione generata dalla mancata costituzione del Governo come parte civile nel processo per la strage di Viareggio e dalle motivazioni addotte, prima dalla Presidenza del Consiglio, poi dall’Avvocatura dello Stato, infine dallo stesso Presidente del Consiglio.
Una situazione che mi porta a individuare in Lei l’unico interlocutore credibile.
Dopo quattro lunghissimi anni da quella strage ci siamo trovati finalmente alla prima udienza del processo penale. Di questi anni ricordo tutto. I primi giorni passati, prima a dare l’assistenza possibile, poi a contare le vittime, a celebrarne le esequie. Non tutte assieme.
Come ricorderà non si riusciva ad individuare la data dei funerali di Stato perché i feriti più gravi continuavano a morire. Fu uno stillicidio quotidiano. Non era possibile dare un numero ai morti, in un caso persino rintracciarne il corpo, figuriamoci poter consolare le famiglie.
Ecco, le famiglie. Questo processo non serve tanto ad individuare i responsabili. E spero che non ci siano equivoci, io sono un garantista convinto. Questo processo serve a consolare i familiari. A dare loro una risposta. Una risposta giusta, severa, approfondita, magari per loro insoddisfacente. Ma una risposta possibile, credibile, è dovuta da questa Repubblica.
Questi anni li abbiamo poi passati a ricostruire via Ponchielli, a cercare risorse e modalità eque per gli indennizzi, a provare a far ripartire le attività economiche, insomma a fare la nostra parte di amministratori locali, vicini ad una comunità ferita al cuore da un disastro comparabile solo con un bombardamento. Quella mattina di quattro anni fa io non vidi un quartiere di Viareggio, vidi un quartiere di Sarajevo. Tale e quale.
Nonostante questo impegno, nessuno di noi e niente di ciò che abbiamo fatto è servito minimamente a consolare quei familiari. Non a restituirgli la serenità. Un obiettivo irraggiungibile. Solo consolarli un poco. Ho capito che solo la Giustizia può farlo. Mi creda è così.
Per questo ci siamo attivati in qualità di persona offesa come Provincia di Lucca. Abbiamo scelto bravi avvocati e consulenti. Abbiamo seguito le indagini preliminari, l’incidente probatorio, l’istruttoria della commissione governativa, siamo andati a Bruxelles a confrontarci sulle esigenze di sicurezza.
Abbiamo dato un contributo concreto. Magari piccolo, ma reale, certificato. Per questo ho rifiutato, nonostante i tempi bui per le nostre finanze locali quel risarcimento. Ho fatto una scelta politica.
Non è vero come dice Enrico Letta che fosse una scelta dovuta la mancata costituzione da parte del Governo. Non è vero giuridicamente. Non è vero politicamente. Non è vero che la costituzione di parte civile non serva ad accompagnare la ricerca di verità, che sia solo finalizzata al ristoro dei danni. Non è vero che gli unici danni da risarcire siano quelli materiali. Quelli morali, di fronte ad un processo penale, di fronte a 32 vittime sono incommensurabilmente superiori. Quantitativamente e qualitativamente superiori.
Ecco, la mattina del 13 novembre scorso ero a quella udienza. La mia personale presenza, ai fini processuali, non serviva a niente. Ero lì solo per star vicino ai familiari. Condividerne il dolore che si rinnova ogni volta. Ma quella degli avvocati e dei consulenti della Provincia serviva e servirà eccome in questo processo.
Ha preso la parola l’Avvocato dello Stato e non ho capito. Forse in quel momento non volevo capire. Soprattutto speravo non capissero i familiari. Poi ho cercato di capire. Ho chiesto. Lo hanno fatto tanti altri più autorevoli del sottoscritto.
Prima un silenzio assordante. Poi quella risposta di Enrico Letta, nostro, mio Presidente del Consiglio. Continuo a non capire, Presidente.
La prego mi dia una risposta. Perché lo Stato non è a nostro fianco? Perché non è a fianco dei familiari delle vittime?
Con profondo rispetto.
Stefano Baccelli

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