Omicidio caporeparto, si cerca ancora un perchè

LUCCA - Sette buchi sull'asfalto di piazza Salvo D'Acquisto. Massimo Donatini ha sparato sette colpi su Francesco Sodini, anche quando il suo caporeparto ormai era già a terra. La testimonianza di una volontà omicida irrefrenabile.

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Il caldaista ha aspettato dietro ad una siepe che il suo superiore arrivasse al parcheggio, poi è uscito ed ha fatto fuoco. La moglie di Sodini ha sentito i colpi si è affacciata dalla finestra della palazzina di via Sandei, dove abitava con il marito e i figli, ed ha visto la scena.

Un atto di lucida follia, quello di Donatini, reso ancora più incredibile dal fatto che non sarebbero ancora emerse motivazioni oggettive in qualche modo ricollegabili ad una simile esplosione di odio.

Donatini avrebbe dichiarato al pm che aveva paura di essere licenziato dal suo superiore. Avrebbe raccontato di aver chiesto in passato a Sodini di poter prendere qualche bullone o qualche cacciavite dell’azienda per uso privato. Il suo caporeparto aveva sempre acconsentito. Poi però Donatini ha visto che in azienda erano state installate alcune telecamere ed ha pensato che le avesse fatte mettere proprio Sodini per incastrarlo in qualche modo e farlo licenziare. In definitiva, Donatini ha raccontato di aver avuto paura di non rientrare nella cerchia delle pià strette amcizie di Sodini.

Ma nessuna di queste dichiarazioni avrebbe trovato riscontro all’esterno. Le telecamere erano state in effetti installate alla Lucart ma per monitorare gli impianti, non certo Donatini, e già da un mese erano state rimosse. E negli ambienti di lavoro nessuno avrebbe memoria di screzi particolari tra i due. Qualche dipendente avrebbe riferito di aver visto Donatini con un’aria svagata negli ultimi tempi ma nessuno avrebbe potuto prevedere ciò che poi è accaduto. Anche perchè il caldaista era conosciuto da tutti come un tipo tranquillissmo, sempte pronto tra l’altro a sostiture nei turni i colleghi di lavoro anche nello stabilimento di Diecimo.

Se non emergeranno nuovi elementi, il quadro che si delinea sarebbe quindi quello di una sorta di mania di persecuzione che si sarebbe fatta strada nella mente di Donatini senza peraltro nessun segnale esterno. Gli inquirenti però non vogliono tralasciare nessuna pista. Dopo aver sentito varie testimonianze, hanno visionato i computer nelle abitazioni sia di Sodini che Donatini senza però, sembra, trovare niente di attinente al lavoro. Giovedì in carcere è fissata l’udienza di convalida dell’arresto.

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