Nasce a Lammari l’orto curato dai profughi

CAPANNORI - Legambiente, comune e cooperativa sociale Odissea hanno dato il vita al progetto chiamato "agricoltura sociale il ponte" grazie all'impegno di due fratelli pakistani che hanno trasformato un terreno incolto a Lammari in un orto sociale con vendita diretta.

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Mamaji viene dal Pakistan, dove faceva l’agricoltore. Fuggito a seguito dell’arrivo dei talebani, è arrivato nel nostro paese 4 anni fa. Da allora è stato seguito, insieme al fratello, dalla cooperativa sociale Odissea di Capannori, che grazie al sostegno del comune e dei proprietari di un terreno adiacente all’asilo nido di Lammari, ha dato vita al progetto ideato da Legambiente Capannori per la realizzazione di un orto sociale dove poter coltivare frutta e verdura da vendere direttamente. E’ nato così, dopo quattro mesi di lavoro, il progetto “agricoltura sociale il Ponte”, inaugurato alla presenza tra gli altri dell’assessore Serena Frediani e degli alunni della scuola media che saranno coinvolti direttamente con lezioni mirate all’apprendimento della coltivazione biologica.

 

Commenti

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  1. Non voglio polemizzare, ma solamente aggiungere delle informazioni al vostro servizio. Da quanto riportate il progetto e’ stato modellato su una persona che ha dovuto abbandonare il Pakistan perche’ la sua vita era messa a rischio dalla presenza dei ‘Taliban’. Bene, per precisione, i talebani hanno controllato, per un relativo breve periodo, il Nord Ovest di questo stato e in particolare la provincia del Waziristan, superficie di circa 15.000 Km2. Ora la superficie del Pakistan e di 881,913 km2 (vorrei anche ricordare che ci troviamo di fronte a una potenza nucleare che possiede almeno 80 testate nucleari), quindi forse sarebbe bastato per il signore ‘sfollare’ verso un altra provincia, in tal periodo, senza necessariamente venire in Italia? Almeno che non sia Cristiano in quanto largamente perseguiti, privati di alcuni diritti costituzionali e spesso uccisi. Allora in questo caso sarebbe giustificabile la sua decisione di fuggire in Italia, altrimenti non ci troviamo di fronte a un rifugiato, ma a un ulteriore migrante economico. Niente di male comunque se ci sono risorse a sufficienza per dare una mano anche a chi ha piu’ bisogno di noi. Volevo pero’; chiedere se in tale progetto, o in progetti analoghi, potesse essere inserito anche un mio amico, Italiano, disoccupato, anni 54, con piu’ nessuna possibilita di trovare lavoro? Cordialita’

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