Striscione a Lucca con gli auguri di compleanno a Mussolini: è polemica

Striscione a Lucca con gli auguri di compleanno a Mussolini: è polemica

Redazione

di Redazione

LUCCA - La foto dello striscione apparso all'esterno del Porta Elisa sta facendo il giro dei social. Bianucci: "Chiediamo che l’Amministrazione comunale e la società condannino il gesto"

Le reazioni

“Lo striscione con gli auguri a Mussolini, appeso di fronte l’ingresso dello stadio Porta Elisa, ha giustamente colpito ed indignato la nostra comunità – sottolinea il consigliere comunale del centrosinistra Daniele Bianucci – Dobbiamo dire basta alla politicizzazione del calcio lucchese: che tanti e tanti problemi ha portato e porta alla nostra Città, alla nostra squadra, alla nostra comunità. Chiediamo che l’Amministrazione comunale e la società condannino il gesto, così come facciamo noi senza indugio e senza ombra alcuna”.

Così il Circolo di Lucca del Partito della Rifondazione Comunista e Federazione di Lucca dei Giovani Comunisti/e: “Apprendiamo con sconcerto, primi tra tutti a denunciarlo, come nelle scorse sere sia apparso davanti allo stadio Porta Elisa, uno striscione anonimo inneggiante a Mussolini ed al suo compleanno. Ci verrebbe da chiedere chi mai lo abbia messo, ma la risposta ahinoi sarebbe molto semplice e tautologica. Ci chiediamo però però come mai dopo un fatto così grave, che ancora una volta mostra la nostra città per quello che non è, non si siano levate parole di condanna da parte della Giunta Comunale o della proprietà della squadra? Paura ancora di certi ambienti della curva? Connivenza politica (questa, date le dichiarazioni del Vice-Sindaco Barsanti ci sembra scontata)? Opportunismo? Come Partito della Rifondazione Comunista di Lucca e Giovani Comunisti/e di Lucca condanniamo fortemente il gesto ricordando invece l’anima antifascista della nostra città e delle tante forme di resistenza che la attraversarono durante il buio periodo del fascismo e della dominazione nazi-fascista”.

La reazione di Lucca è un grande noi: “Ci sono gesti che non possono essere liquidati come semplici bravate o provocazioni. Lo striscione che celebra il compleanno di Benito Mussolini, esposto davanti allo stadio della città, non riguarda soltanto una tifoseria. Interroga tutta la comunità. Lo diciamo senza esitazione: lo sport è un luogo di incontro, di rispetto, di educazione, di appartenenza. Non può diventare il palcoscenico della propaganda fascista, né lo stadio può trasformarsi in un simbolo di nostalgie autoritarie che offendono la nostra Costituzione e la storia democratica del Paese. Ci rivolgiamo anzitutto alla stragrande maggioranza dei tifosi lucchesi e ai vertici societari. Sappiamo che non si riconoscono in questi gesti. È il momento di dirlo con chiarezza. Non si può lasciare che pochi parlino a nome di un’intera comunità sportiva. I colori di una squadra appartengono a tutti, non a chi usa il calcio per diffondere simboli e messaggi che dividono e umiliano la memoria della nostra Nazione. Ci rivolgiamo anche alla città. Difendere i luoghi pubblici significa difenderne il significato. Uno stadio, una piazza, una scuola non sono muri qualsiasi su cui affiggere un’ideologia: sono spazi condivisi, nei quali una comunità si riconosce e cresce. Se permettiamo che vengano occupati dall’intolleranza, dall’apologia della dittatura o dalla violenza simbolica, stiamo rinunciando, un passo alla volta, alla qualità della nostra convivenza. Dispiace constatare che, ancora una volta, da parte dell’amministrazione comunale non arrivi alcuna parola di condanna. È già accaduto in passato davanti ad altri episodi che avrebbero richiesto una presa di posizione chiara e inequivocabile. Il silenzio delle istituzioni cittadine non è mai neutrale: rischia di essere percepito come indifferenza e finisce per creare un clima nel quale certi comportamenti si sentono legittimati a ripetersi. Noi scegliamo un’altra strada. Quella della memoria, dell’educazione e del coraggio civile. Perché il fascismo non è un’opinione tra le altre: è una pagina tragica della nostra storia che ha negato libertà, diritti e dignità a milioni di persone. Per questo chiediamo un sussulto alla città tutta, alle associazioni sportive, ai tifosi, alle scuole, a tutte le realtà sociali. Difendiamo insieme i nostri luoghi pubblici da ogni forma di estremismo. Restituiamo allo sport la sua vocazione più autentica: unire, educare e costruire comunità. Perché una curva può insegnare passione. Non deve mai insegnare la nostalgia per una dittatura sconfitta dagli italiani 80 anni fa. Per questo chiediamo un sussulto alla città. Ai tifosi, alle associazioni sportive, alle istituzioni, alle scuole, a tutte le donne e gli uomini che credono nella democrazia. Non lasciamo che pochi trasformino i luoghi di tutti nei simboli di un’ideologia che ha negato libertà, giustizia e dignità al nostro Paese. Restituiamo allo sport la sua vocazione più autentica: unire, educare e costruire comunità. Perché una curva può insegnare passione. Non deve mai insegnare nostalgia per una dittatura. La libertà non è un’eredità che si conserva da sola. Va custodita ogni giorno, anche quando qualcuno prova a banalizzare il fascismo con uno striscione o a travestire la nostalgia da folklore. Perché il fascismo non è mai stato folklore: è stata una dittatura. E se c’è chi continua a fare gli auguri a Mussolini, noi continueremo a fare una scelta diversa: ricordare, testimoniare e difendere la Costituzione nata dalla Resistenza. Non per alimentare divisioni, ma perché senza memoria non esiste libertà, e senza libertà non esiste una comunità degna di questo nome”.

Il commento di Nicola Pera: “Questa foto, purtroppo, è già arrivata oltre i confini della città, come dimostra il fatto che mi sia stata inviata da un mio conoscente che non abita a Lucca. Non sono un tifoso, non amo il calcio e, se dicessi il contrario, sarei un grande ipocrita. Sono però affezionato alla mia città e una cosa la vorrei dire: mi piace la gente per bene, anche quando la pensa diversamente da me; mi piacciono i valori che lo sport promuove, indipendentemente dall’appartenenza o dalla disciplina praticata. Ci sono, invece, altre cose che non mi piacciono, come quanto accaduto all’esterno dello stadio Porta Elisa di Lucca: uno striscione con la scritta “Auguri Benito Mussolini”, esposto di notte davanti allo stadio, all’ingresso della tribuna centrale e sotto la scritta “Lucchese Calcio”, e sorretto da due soggetti che si nascondono dietro lo striscione stesso, oscurando il proprio volto. Vorrei trasmettere un messaggio semplice: questa gente rovina l’immagine della città, della maglia, della società e delle persone perbene che seguono con passione lo sport. Lo sport non può diventare il palcoscenico di messaggi politici nostalgici o di richiami a ideologie che appartengono alla pagina più buia della storia italiana; il rischio è che la squadra venga utilizzata come veicolo di propaganda e che l’immagine della Lucchese venga associata a valori che nulla hanno a che fare con il rispetto, l’inclusione e la convivenza civile. Per questo ritengo necessario avere il coraggio di denunciare, di isolare e di contrastare i violenti e gli estremisti, affinché lo sport sia più forte, più pulito e più corretto. È quindi necessario che la società Lucchese prenda pubblicamente e senza ambiguità le distanze da quanto avvenuto. Sarebbe un atto di responsabilità verso i tifosi, la città e i tanti giovani che frequentano lo stadio. Una presa di posizione ferma oggi aiuterebbe a evitare che episodi simili si ripetano domani. Questi soggetti rappresentano e devono continuare a rappresentare una minoranza che non può essere confusa con la grande maggioranza dei tifosi che sostiene la squadra con passione. Mi auguro inoltre che la società, anche per tutelare la propria immagine, quella della squadra e quella della città, si metta a disposizione delle autorità competenti per gli accertamenti del caso. Condannare questi comportamenti significa difendere il tifo vero, non attaccarlo. Significa affermare che la Lucchese appartiene a tutta la comunità lucchese e che nessun gruppo può arrogarsi il diritto di rappresentarla attraverso messaggi nostalgici o divisivi. Le società sportive, oggi più che mai, hanno anche una funzione educativa. In un tempo in cui il linguaggio pubblico si radicalizza con facilità, lo stadio dovrebbe essere un luogo di incontro e non di contrapposizione ideologica. Chi ama davvero questi colori dovrebbe essere il primo a respingere ogni tentativo di appropriazione, che rischia di danneggiare irreparabilmente la squadra rendendo vani sforzi e i sacrifici.”