PROVINCIA DI LUCCA - Di nuovo positive, a quota +1,4%, le macchine per la carta, mentre segna un -5,9% il comparto della moda, con calzaturiero e abbigliamento
È la stabilità a regnare sulla produzione industriale lucchese nel secondo trimestre 2026. A dirlo il report di Confindustria Toscana Nord, che sottolinea come la produzione manifatturiera sia cresciuta dello 0,6% rispetto alo stesso periodo di un anno fa. Nautica e meccanica riescono a sostenere i volumi produttivi, mentre faticano settori industriali di base e di consumo tradizionale come moda, carta e metallurgia.
Nello specifico, la nautica è cresciuto del 6,4%, così come un +1,4% lo segnano le macchine per la carta. Tutti gli altri settori manifatturieri portano un segno meno: -0,4% il lapideo, -1,7% la chimica-plastica, -3,9% della metallurgia e -5,9% della moda, essenzialmente calzaturiero e abbigliamento.
Il quadro generale “può dirsi rassicurante – commenta il vice presidente di Confindustria Toscana Nord Tiziano Pieretti -, con i pilastri del manifatturiero locale che stanno reggendo bene l’urto di questo momento storico così complesso”. “Ma anche Lucca – sottolinea Pieretti – non sfugge alle preoccupazioni per un contesto internazionale destabilizzato e complessivamente sfavorevole a consumi e investimenti”.
Tra gli altri territori sotto la lente d’ingrandimento delle rilevazioni di Confindustria Toscana Nord, Pistoia è in crescita dello 2,4%, mentre cala quella pratese, sfiorando una perdita del 2%.
“I risultati che emergono dalle nostre rilevazioni su base locale sono in linea con quelli nazionali, a quota +0,2% – commenta la presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli -. Niente di nuovo, quindi, in uno scenario stagnante che non rassicura e che presenta scarse prospettive di cambiamento positivo anche per il trimestre in corso. Non si vede la fine delle guerre scoppiate negli ultimi anni e mesi, con tutte le conseguenze che soprattutto il conflitto con l’Iran comporta sui costi di petrolio e gas; per l’industria aumenta la bolletta energetica e diminuiscono le opportunità di collocare i propri prodotti su mercati generalmente fiacchi e penalizzati da un tasso di inflazione di entità ormai significativa; inevitabile il rallentamento degli investimenti, nonostante tassi di interesse che, per quanto in lieve aumento, rimangono abbordabili. Stenta anche l’export, nonostante l’apprezzamento del dollaro che in teoria sarebbe positivo per i prodotti UE. Territori manifatturieri come quelli di Confindustria Toscana Nord riescono a tenersi a galla, con fatica, solo grazie a un impegno delle imprese particolarmente forte e determinato. Un impegno che sono certa non mancherà nemmeno nel prossimo futuro, ma che meriterebbe maggiore attenzione attraverso una politica industriale altrettanto forte ed efficace, di cui si colgono alcuni tratti ma non quella visione organica e incisiva che occorrerebbe. Questo vale per la politica nazionale e locale ma anche e forse soprattutto per le istituzioni europee, la cui disattenzione nei confronti delle esigenze della manifattura sta creando problemi sempre più seri: la normativa sugli imballaggi, ad esempio, che sta entrando in vigore e presenta numerose criticità. Altro esempio il sistema ETS, da ridiscutere radicalmente se non da eliminare, in un momento in cui l’energia è un tema centrale per la competitività delle imprese. Questo per tacere delle infinite rigidità e della propensione alla burocratizzazione generate dalle normative UE. Con queste zavorre l’industria europea arranca e continua a perdere terreno rispetto ai suoi concorrenti, prima fra tutti la Cina che, già di per sé favorita dallo sviluppo tecnologico che ha reso indispensabili i suoi semiconduttori, continua la sua corsa nella produzione industriale e soprattutto nell’export. Rispetto alla Cina è fondamentale il principio di reciprocità, sul quale l’Europa è chiamata direttamente in causa. Fare industria sta diventando sempre più difficile, anche per scelte strategiche autolesioniste”
