TOSCANA - Ad intervenire in merito alla liquidazione giudiziale avvenuta nel 2024 è stata la Guardia di Finanza di Cagliari, le cui indagini hanno portato ad un sequestro da 42 milioni di euro e a 11 misure cautelari, in varie zone del Paese. Ben 78 i milioni di euro fatti sparire con un sistema di autoriciclaggio, che hanno portato a circa 118 milioni di euro di debiti. Tra le aree coinvolte anche la Provincia di Pisa e quella di Livorno.
Un buco da 78 milioni di euro, scavato grazie alla complicità di dipendenti familiari e di vari prestanome e con l’aiuto di 11 società satellite create ad hoc. È questo ciò che è emerso dalle indagini della Guardia di Finanza di Cagliari sulla liquidazione giudiziale, avvenuta nel 2024, di una società di fornitura di lavoro temporaneo operante in tutta Italia, che hanno portato al sequestro di circa 42 milioni di euro, e all’emissione di 11 misure cautelari su 14 indiziati per bancarotta e autoriciclaggio, di cui 6 arresti domiciliari e 5 obblighi di firma presso la Polizia Giudiziaria. Tra le 26 perquisizioni disposte nelle abitazioni delle persone indagate e nelle sedi delle società coinvolte, diverse hanno interessato la provincia di Pisa, sede di alcune delle società satellite, e quella di Livorno, dove si trovano diversi dei 104 immobili sequestrati e un ex amministratore di diritto della società fallita, ora sottoposto agli arresti domiciliari. Le operazioni per far “sparire” le risorse della società fallita sarebbero iniziate già nel 2018, contabilizzando stipendi sproporzionati nei confronti di dipendenti appartenenti alla famiglia dell’amministratore di fatto e attraverso uno schema fraudolento a tre fasi. La prima era il trasferimento delle risorse in cambio di servizi inesistenti o duplicati alle società satellite appositamente create, di cui due aventi sede legale in Romania. Il passaggio successivo era la contabilizzazione di quelle somme come ricavi apparentemente leciti, per poi concludere alterando le scritture contabili della società fallita, inserendo crediti fittizi e sottostimando i debiti previdenziali. Il risultato è un debito complessivo da 118 milioni di euro, la maggior parte dei quali dovuti a migliaia di lavoratori somministrati, di cui 65 milioni sarebbero in contributi non versati.
