LUCCA - Una simulazione pubblicata dal Corriere della Sera colloca la provincia di Lucca nella top ten degli aumenti se i valori catastali fossero riallineati a quelli di mercato. È solo un calcolo teorico, ma riapre il dibattito sull’equità dell’imposta
Lucca è fra le province italiane nelle quali l’Imu sulle seconde case potrebbe crescere di più se i valori catastali venissero riallineati a quelli di mercato. A sostenerlo è una simulazione pubblicata sulla Dataroom del Corriere della Sera da Milena Gabanelli e Simona Ravizza: un’ipotesi che riapre il dibattito sull’equità del Catasto.
Il punto di partenza è che le rendite catastali, sulle quali si calcola l’imposta, fotografano un’Italia ormai lontana: i valori di riferimento risalgono al 1989, mentre in quasi quarant’anni quartieri, servizi, domanda abitativa e prezzi delle case sono profondamente cambiati.
Nel calcolo dell’Imu non conta direttamente il prezzo di mercato. Conta la rendita catastale: dipende dalla categoria dell’immobile, dalla classe, dalla zona e dalle sue caratteristiche. La rendita viene poi rivalutata e trasformata nella base imponibile sulla quale il Comune applica l’aliquota.
Il Corriere ha confrontato il valore catastale ricavato dalle visure con il valore di mercato stimato dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate. E ha ricalcolato l’Imu.
Il risultato è che non tutti pagherebbero di più. Nelle zone che nel tempo si sono rivalutate, dove oggi il valore di mercato è molto più alto di quello catastale, l’Imu crescerebbe. Dove invece le case hanno perso valore, l’imposta potrebbe diminuire. Ma a Lucca, nella Piana e in Versilia il valore è aumentato, e porterebbe al segno più. Un segno più da top ten in Italia, assieme a città come Sondrio, Cuneo, Brescia, Bolzano, Trento o Verona.
Per ora è soltanto un calcolo teorico. Ma la domanda è molto concreta: è equo pagare l’Imu su valori catastali che raccontano il mercato immobiliare di quasi quarant’anni fa?
