MASSA - A far esplodere il caso è lo sciopero dei calciatori per il mancato pagamento dei rimborsi spesa dall'inizio della stagione, ma i problemi sono presenti anche all'interno dello staff tecnico. La crisi del club apuano però nasce in estate, in seguito al mancato affare per la vendita delle quote societarie.
È tempesta perfetta in casa Massese Calcio. La storica società bianconera precipita in una crisi senza precedenti che ne mette a rischio la sopravvivenza.
A far esplodere il caso, lo sciopero dei calciatori, ora sospeso, per il mancato pagamento dei rimborsi spesa dall’inizio della stagione. «La società nei fatti non esiste», accusano i tesserati. La Massese, intanto, resta ancora in capo ad Antonio Gerini.
La crisi nasce in estate, tra il mancato accordo con il gruppo genovese e le tensioni con la cordata bresciana sulle condizioni per il passaggio delle quote. Anche Gianni Barcellandi, accostato al club, si dichiara estraneo alle vicende societarie e minaccia azioni legali.
Problemi anche nello staff: il vice allenatore Moretti denuncia ritardi nei pagamenti e la mancanza del materiale tecnico invernale. Fabio Sguerzo, rappresentante degli imprenditori bresciani, richiama gli accordi con i giocatori fissati al 20 ottobre e lega le difficoltà con gli sponsor alla mancata realizzazione dell’impianto Led.
Sulla vicenda interviene il Comune, che rivendica il lavoro svolto sulle strutture sportive e sulle questioni amministrative. Chiede però chiarezza sugli assetti societari e la regolarizzazione dei rapporti per l’utilizzo dello stadio. L’Amministrazione precisa di non poter sostituirsi alla proprietà e chiede impegni concreti e responsabilità precise, esprimendo vicinanza ai tifosi e alla loro richiesta di risposte.
Mentre il futuro resta un’incognita, scendono in campo i tifosi: gli Ultras hanno chiamato a raccolta tutta la città per un’assemblea pubblica venerdì sera alle 21 allo stadio. L’obiettivo è uno solo: salvare la Massese.
