Processo Dal Pino, ecco cosa dice la perizia psichiatrica

Processo Dal Pino, ecco cosa dice la perizia psichiatrica

Cinzia Chiappini

di Cinzia Chiappini

Viareggio - Secondo i professionisti, le "fragilità della donna" ebbero un nesso con la condotta criminosa ma lei era capace di intendere e volere

“La signora Dal Pino soffre di pluripatologie che però non hanno una rilevanza tale da poter incidere sulla capacità di intendere e di volere che deve ritenersi conservata.
E’ innegabile che l’insieme delle fragilità della donna abbiano avuto un loro nesso con la condotta criminosa, non in termini di infermità ma sotto forma di una fragilità emozionale e di stati d’animo connotati da forte paura e turbamento”. Sono le parole messe nero su bianco dai professori Renato Ariatti e Stefano Ferracuti nella perizia psichiatrica commissionata dalla Corte d’Assise sullo stato di salute di Cinzia Dal Pino, l’imprenditrice balneare che la notte del 7 settembre 2024 investì e uccise Nourdine Mezgoui, il senza tetto che l’aveva appena borseggiata. Per sapere quale peso avranno queste parole sulla Corte si dovrà aspettare l’11 giugno: è la data fissata per le controrepliche e la sentenza dopo la chiusura, giovedì, della fase dibattimentale e la discussione. Nella sua requisitoria la Pm Sara Polino ha ribadito che quello commesso da Dal Pino fu un omicidio volontario pluriaggravato. Perché la donna usò l’auto come un’arma per vendicarsi, perché colpì ripetutamente la vittima anche quando questa era a terra, perché per recuperare la sua borsa si assunse il rischio di uccidere. Ma anche perché, dopo aver investito l’uomo, non chiamò i soccorsi né si scusò mai con la famiglia. Una ricostruzione quella della Pm condivisa dai legali di parte civile gli avvocati Enrico Carboni e Gianmarco Romanini ma contestata dalla difesa di Dal Pino. Secondo i professori avvocati Enrico Marzaduri e Alberto Gargani il gesto della donna fu un omicidio stradale colposo cioè non volontario o – al massimo – un omicidio preterintenzionale ovvero un’uccisione derivata inavvertitamente da un tentativo di ledere la vittima. I due legali hanno chiesto anche le attenuanti generiche, insistendo che a innescare tutto fu il comportamento criminale di Mezgoui e contestando anche il numero dei colpi che la donna inflisse con la sua auto all’uomo. Due ricostruzioni, quella della Pm e quella della difesa, apparentemente inconciliabili su cui sarà chiamata a esprimersi tra meno di due settimane la Corte d’Assise del tribunale di Lucca